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Mercoledì 08 Luglio 2009 19:00

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LA ZONA: Foto, racconti, emozioni dopo il weekend antropologico di Giugno 2009

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"Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato". (Fernando Pessoa)






Borgo di Tragliata, Giugno 2009

Avoa e CinemAvvenire organizzano un weekend antropologico e di Sophia-Art sul tema: oltre il ghetto delle nostre paure.
Conducono: Massimo Calanca, Luciana Margani, Giuliana Montesanto, Sandro Papi.
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SABATO 13 Giugno

Ore 15.00 - Iscrizione al laboratorio e assegnazione delle stanze
Ore 15.30 - Proiezione del film
Ore 18.00 - Dibattito antropologico
- Sono cresciuto protetto, dentro la mia zona. Non conoscevo la realtà. Mi proteggevo.
- Rabbia sociale che si trasforma in dolore, questo mi ha suscitato il film. Non ho pensato tanto alla persona che è morta, ma ai morti viventi.
- Un condizionamento. Da ragazza mi sentivo chiusa nella zona del quanto sei carina. Per me è stato un condizionamento.
- La scena della farfalla che vola e supera il muro mi ha toccato molto.
- Mi hanno colpito le telecamere, come una forma di controllo che in un certo senso mi riguarda.
- Una delle mie paure più forte in questo momento è la violenza.
- Ho avvertito un forte senso di claustrofobia. Non c’è la giustizia sociale. Mi ha particolarmente infastidito al donna che faceva parte del consiglio del condominio perché molto dura.
- Il film mi ha addolorato.
- Ho provato claustrofobia. Mi sentivo chiusa e ho pensato al muro, a quanto è fondamentale la presenza del muro in questa società. Chi sta da una parte e chi dall’altra. Il muro inteso come divisione di un qualcosa i muri non ci fanno capire chi c’è oltre.
- Quello che ho visto nel film è troppo. E il troppo porta a una trappola. Pietà e compassione sono due parole troppo importanti che nel film non ci sono. Mi è venuto in mente un muro aperto.
- Sensazione di soffocamento. Sono cosciente di essere nella zona e la paura è di non essere cosciente dei limiti della mia zona.
- Ho sempre vissuto dentro una zona. Il film per me è stato come un anestetico. Mi hanno colpito molto alcune scene: quando il protagonista, il ragazzo ricercato, dice il suo nome. L’anziano che spara al vigilante. Poi l’ultimo scena che ho trovato liberatoria.
- Ho provato un forte senso di angoscia. Ho pensato alla paura del coraggio delle proprie idee.
- A volte abbiamo paura dell’altro perché non riusciamo a essere come lui.
Ore 20.00 - Cena
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Ore 22.00
: Uno, due...trema. Chi ha paura del lupo cattivo? Un'occasione per giocare con le nostre paure. Laboratorio esperienziale condotto da Simonetta Melchiorre e Bruno Castellacci.

Alcuni racconti elaborati dai partecipanti nel corso del lavoro.

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MALEDIZIONE
Il vecchio proprietario di un albergo vuoto e malridotto, che in gioventù era stato molto avido, aveva profanato la tomba di un faraone crudele e sanguinario, morto di morte violenta. Da quel momento la maledizione gravava su di lui e sul suo albergo. Le continue apparizioni del diavolo, portavano un messaggio chiaro: nel vecchio mulino abbandonato troverai un segno e capirai… Il vecchio si reca al mulino e li trova una sveglia che inesorabilmente segna il tempo. Il vecchio la guarda. La sveglia si ferma e suona. Allora una corda d’impiccato si srotola dall’alto e il vecchio solo allora capisce che è arrivata la sua fine.
Giulia, Gabriella, Anna, Valentina, Stefano, Barbara
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PROFEZIA

L’incappucciato va dal custode del cimitero, e gli chiede di leggergli le carte per sapere cosa c’è oltre la morte. Il custode legge le carte che prevedono sciagure, perché per andare oltre la morte “ tutte le sciagure bisogna attraversare”. Le carte dicono che deve recarsi alla vecchia stazione ferroviaria isolata, in una notte di pioggia. L’ incappucciato si reca alla stazione e fra i binari ve ne è uno in disuso. Mentre si agita mette il piede in una pozzanghera e cade in una botola nera, buia, che lo scaraventa in un pozzo apparentemente senza fondo, dove trova una maschera. Un po’ stordito la indossa, e solo allora tocca il fondo delle sue paure. Non appena aderì al viso la maschera gli cambiò l’anima e proprio in quel momento la luna s’affaccio sul pozzo.
Gloria, Grazia, Loredana, Valeria, Valentina, Bruno T., Maria Paola, Gaia, Enrico
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PROGETTO FUNESTO

La strega Futunata, per sua disgrazia, aveva un figlio chiamato Cocco, metà uomo, metà Killer. Venerdì 13 alle ore 17, mentre una tempesta magnetica si scatenava sopra il lago Riozanan, Cocco decise di invitare al madre per un picnic proprio sul lago. Si misero in marcia, a piedi, e attraversarono un lungo tunnel scarsamente illuminato, fino a che giunsero sulle sponde del lago. Era buio e Cocco non era più convinto del suo progetto, in una mano stringeva un pugnale e nell’altra un mazzo di fiori. Ma, visto che c’era decise di farlo…Al mattino successivo due pescatori tirando su le loro reti, trovarono un cadavere, legato, con una rosa in bocca, era Cocco.
Luigi, Giancarlo, Clara, Paola, Tony, Chiara
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NOTTE SENZA FINE

Era una notte illuminata solo da fulmini perchè la luce era andata via da un pezzo il custode dell'albergo da qualche tempo era da un'inspiegabile inquietudine che lo tormentava senza sosta. All'improvviso un fulmine illuminò la chiave 717, il custode lanciò un grido d'orrore la chiave grondava sangue... Il portiere si svegliò di soprassalto fradicio di sudore ansimante alla ricerca d'aria... Erano già tre notti di seguito che faceva lo stesso identico incubo ma quella notte sentì che era arrivato il momento di affrontare le sue paure: doveva scoprire cosa nascondeva la stanza 717. Si ricordò di quel libro in biblioteca che parlava dei maestri alchimisti e della scomparsa della contessa De Giuliis,decise di consultare l'indovina che viveva nel carrozzone che da tempo aveva percepito la presenza di uno scheletro vestito nei pressi dell'albergo...
Bruno T., Carmen, Elisabetta, Fabrizio, Giustino, Melania
 



DOMENICA 14 Giugno
Ore 9.30: Attraversiamo le nostre paure per andare nel mondo.
Ciascuno dei partecipanti espone le proprie paure.
Ho paura...
del giudizio di sbagliare, di fare le cose da solo, dell’abbandono, di essere protagonista, di guidare, della morte degli altri, delle piccole morti che sono quelle che preavvisano un cambiamento, dell’aggressività, delle emozioni, di comunicare le emozioni che sento, di perdere il controllo delle azioni, della mia faccia e del mio naso, del mio odio verso l’altro, di non essere capito, di essere l’ultimo della lista, della violenza degli altri, dell’odio degli altri, di essere qui, del confronto con gli altri, di non essere vista, di non essere voluta, di essere considerata poco interessante, della mia rabbia, della distruttività, del mio giudizio, di perdere le persone, della morte, della malattia, della vecchiaia, di non essere voluta, di essere rifiutata, di emergere, dei cani, di non sentirmi amato, dell’amicizia, di suscitare la violenza negli altri.

Nella seconda parte del laboratorio, attraverso una rappresentazione di tipo teatrale basata su un canovaccio elaborato precedentemente, i partecipanti mettono in scena ed elaborano le paure individuate nella prima parte del laboratorio, confrontandosi al tempo stesso con le paure degli altri.

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Ore 13.30
: Pranzo
 



Ore 15.30: Comunicazione corale dei vissuti del weekend.