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Lunedì 08 Settembre 2008 21:12

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VENEZIA 2008-Parametro Zero

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Chiude i battenti l'edizione più contrastata e contraddittoria della reggenza mülleriana sul Lido.

C’è un elemento schizofrenico non tenuto nella debita considerazione quando si stilano i consuntivi della 65ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ed è quello che attiene allo scarso margine di lavoro, in termini temporali, di cui hanno potuto beneficiare Marco Müller e il suo staff per allestire il programma. La conferma di Müller per il secondo quadriennio di Mostra (che ne farà il Direttore più longevo di sempre) è giunta tardiva, ossequiosa di contratti e protocolli, complice anche il pressoché contemporaneo altavvicendamento ai vertici della Biennale. Il precedente contratto di Müller scadeva il 31 dicembre 2007, e solo il 16 gennaio 2008, dopo una riunione del nuovo Consiglio d’Amministrazione della Biennale voluto dal neo-Presidente Paolo Baratta, è arrivata la conferma per il Direttore uscente. A questa partenza procrastinata, si è aggiunto il doppio pit stop imposto dal reimpasto della Commissione Selezionatrice (Enrico Magrelli promosso Coordinatore, il solo Claudio Masenza confermato, fuori Luciano Barisone – riciclato consulente esterno –, Fulvia Caprara e Ranieri Polese, dentro Marie-Pierre Duhamel, Alberto Pezzotta, Paolo Bertolin e Violetta Bellocchio) e dalla scelta dei nuovi consulenti suddivisi per aree geografiche (fra cui spicca l’acquisto di Giulia D’Agnolo Vallan per il Nordamerica, di fatto un sesto membro della Commissione che ha scelto un ruolo più defilato per problemi di sovrapposizione con i suoi impegni lavorativi oltreoceano): a conti fatti, avvalorando un’ipotesi alquanto ottimistica, il “cast artistico” di questo Müller versione 2.0 ha cominciato a lavorare a pieno regime da marzo-aprile 2008. I tempi erano dunque strettissimi, e ciò deve avere influito non poco sulle scelte, sul ventaglio di possibilità (molti titoli già opzionati altrove: a Müller non è riuscito, ad esempio, il colpo di strappare qualche opera molto ambita ad altri festival, come accadde lo scorso anno con The Sun Also Rises di Jiang Wen, promesso a Cannes e abilmentealt dirottato a Venezia), sull’obbligo di ripiegare su titoli non proprio appetibili e su qualche scommessa azzardata, o peggio ancora sul nefasto mercato interno, con quattro italiani in Concorso di cui solo uno (Birdwatchers di Marco Bechis), verosimilmente, nelle corde e nelle grazie del Direttore.
Se dunque abbiamo azzardato, non più di qualche giorno fa, un parallelismo tra questa edizione della Mostra e la primissima diretta da Marco Müller, quella del 2004, i fatti ci hanno dato ragione, e la scaturigine non può che essere (anche) questa: un fatale assorbimento di margini di manovra e spazi di intervento, connaturato alle scansioni dei rituali “contrattuali” di composizione dell’organigramma veneziano. Poi ci si è messo tutto il resto, già ampiamente denunciato dallo stesso Müller: lo sciopero degli sceneggiatori USA, il conseguente ritardo di alcune produzioni, l’infittirsi dei calendari festivalieri (con il Moloch-Cannes che ormai non lascia nemmeno le briciole), la crescita di alcune realtà “alternative” dotate di strutture in grado di ospitare un marché du film e la conseguente scorta di professionals e investitori/avventori (da Roma a Zurigo per quanto riguarda l’Europa, a Vancouver, San Francisco,alt Pusan, Tokyo, Hong Kong, Toronto per ciò che attiene agli altri continenti), la sempre più sofferta sovrapposizione fra Venezia e Toronto (vero che il secondo quest’anno è iniziato a due giorni dalla fine del primo, ma il primo settembre molti giornalisti erano già sul piede di partenza per presentarsi in Ontario freschi, pimpanti e con il jet-lag bello che assorbito: cosa succederà l’anno prossimo, con Venezia 66 che prenderà il via il 2 settembre?), e così via. È stato tutto ciò a offrire la percezione di una Mostra meno scintillante del solito, sia sul côté del glamour (che interessa i cronisti) sia sul versante della qualità, della novità, della ricerca (che giova a critici e studiosi, cinéphiles, distributori alla ricerca dell’acquisto a parametro zero da far fruttare come ingente plusvalenza e a un magma indistinto di gente variamente qualificata). Vero o no che sia, è indubbio che questa sia stata la Venezia mülleriana che ha raccolto meno consensi, persino fra gli stessi giurati, opportunamente ospitati e rifocillati dalla Mostra: è stata ad esempio Valeria Golino ad ammettere che dei ventuno film del Concorso, due su tre non sono parsi all’altezza. E il comportamento della Giuria del Concorso durante la Cerimonia di Premiazione, fra battutacce di John Landis, allusioni più o meno velate e il pesante j’accuse finale di Wim Wenders, hanno restituito il polso di un parterre di titoli tutt’altro che fautore di “ecumenismo” nei giudizi, come sembra temere, chissà perché, lo stesso Müller. Dei film del Concorso ne sono piaciuti effettivamente non più di cinque o sei (ipotizziamo: The Wrestler, The Hurt Locker, Gabbla, Teza, Paper Soldier, Birdwatchers, forse Vegas: Based on a True Story di rincalzo); persino Ponyo on the Cliff by the Sea, The Sky Crawlers e Akires to kame, agguerritissima pattuglia giapponese, non sembra siano rientrati più di tanto nelle grazie della Giuria, al pari di Rachel Getting Married di Jonathan Demme (in ballottaggio la sola Anne Hathaway per la Coppa Volpi) e dei due film premiati con la Coppa Volpi, l’enigmatico ma irrisolto L’Autre e il risolto ma appena più che diligente Il papà di Giovanna. Di contro, a gravare sul Concorso, sono state soprattutto alcune pesanti zavorre: Süt, Jerichow, Plastic City, il non del tutto compreso Inju, la bête dans l’ombre e soprattutto Un giorno perfetto, prevedibilissimo pedice della competizione (secondo alcuni al pari di Il seme della discordia, ma non tutti concordano). Ci fossero stati titoli più bendisposti a farsi voler bene dall’esigente pubblico della Mostra – e non era necessario essere dei capolavori per arrivare a tanto –, probabilmente il giudizio complessivo sulla selezione avrebbe avuto tutt’altro colore. Sarebbe bastato, per dirne una, ricollocare in Concorso i film di Claire Denis, Joel e Ethan Coen, Agnès Varda e Paolo Benvenuti (e magari anche José Mojica Marins: meglio le provocazioni “pane e mortadella” di Encarnação do Demônio che quelle studiate a tavolino di Plastic City), inopportunamente sistemati in un sin troppo altondivago Fuori Concorso, per riequilibrare debitamente la sezione più importante di ogni festival che si rispetti, quella da cui dipendono in larga misura giudizi e impressioni “a caldo” (e spesso anche a freddo).
È probabilmente in questo generale disincanto circa il lavoro dei selezionatori che si è andata a innestare la polemica sollevata da Wenders circa l’impossibilità, sancita dal regolamento della Mostra, di assegnare a The Wrestler di Darren Aronofsky tanto il Leone d’Oro quanto la Coppa Volpi per l’interpretazione di Mickey Rourke (con l’unanime consenso di tutti coloro che hanno assistito al film al Lido): al di là della performance letteralmente (parole di Wenders) heartbreaking dell’attore americano, è il segno di come, fatta una debita scrematura, restassero ben pochi cavalli di razza su cui puntare. A conti fatti, e dichiarazioni di commiato alla mano, Müller non sembra intenzionato a rivedere la regola della non concentrazione dei premi principali, compresi quelli agli attori, sugli stessi film. Una regola che, peraltro, lui stesso ha voluto e introdotto all’indomani del Leone d’Oro a Vera Drake di Mike Leigh e della contemporanea Coppa Volpi alla sua interprete Imelda Staunton (si era nel 2004), e che pertanto difende con una certa stolida monoliticità, rischiando anche la palese contraddizione: a che pro, infatti, richiamarsi alle necessità di sfuggire un blando ecumenismo per valorizzare “quei quattro-cinque titoli davvero importanti”, se poi proprio il precetto “un film, un premio” obbliga le giurie a vorticosi calembours diplomatici, a ripieghi, a delibere ai quali loro per primi non credono, a contentini a parametro zero, insomma a un ecumenismo d’accatto che svilisce ogni discorso sulla qualità, lascia dietro di sé importuni sospetti di captatio benevolentiae nei confronti di questo o quell’altro e penalizza gli stessi film premiati, confusi in un mare magnum di riconoscimenti e cotillons che a tutto fanno pensare fuorché a una severa e rigorosa selezione? E non bastano i premi collaterali ad assicurare un’adeguata “consolazione” agli esclusi? Insomma, perché a Venezia da tre-quattro-cinque anni a questa parte bisogna per forza trovare un modo per premiare tutti, o quasi?
A rigirare il coltello nelle piaghe di Venezia 2008 si è aggiunto il precario stato di forma di altre sezioni. Tra quelle “controllate” direttamente da Müller, si è distinto in bene un Fuori Concorso non banale e ricco di sorprese “da Concorso” (ai succitati aggiungiamo anche il difficile – e semplice al tempo stesso – e bellissimo Shirin di Abbas Kiarostami), e in male un Orizzonti mai così anonimo e dozzinale. Non basta l’exploit del peraltro non perfetto Below Sea Level di Gianfranco Rosi, vincitore a sorpresa della sezione, e nemmeno laalt presenza ormai fissa del grandissimo Lav Diaz (altro signore che meriterebbe il Concorso, e al diavolo le remore sulla durata): quest’anno, tolti alcuni titoli (Pa-Ra-Da, lo splendido Goodbye Solo, Z32, in parte Dikoe Pole e In Paraguay), sono mancati persino gli Staub, i Die Stille vor Bach, i Man from Plains, i Sad Vacation e i Sügisball del 2007, ed è forse qui che si è consumata più largamente (anche più del Concorso) l’atrofia del lavoro dei selezionatori. Mentre la Settimana Internazionale della Critica ha spesso segnato il passo, a dispetto dell’exploit di Pranzo di Ferragosto e di qualche altro titolo (L’Apprenti di Samuel Collardey), e le sole Giornate degli Autori hanno tenuto alto il guiderdone della qualità scevra da compromessi mediatici, anche se è comunque mancato il coup de foudre collettivo (ecumenico?) che nel 2007 investi La Zona di Rodrigo Plá o Gruz 200 di Aleksej Balabanov. Beninteso, si tratta di rischi calcolati quando si investe sulla novità e su un cinema tendenzialmente "giovane" (benché, a riequilibrare la media anagrafica abbiano abbondantemente contribuito la retrospettiva Questi fantasmi e la coppia di vegliardi Olmi-Celentano, debitamente giubilati dalla Mostra), ma proprio per questo bisogna tenere ben presenti le differenze fra un percorso di valorizzazione del "nuovo" pienamente riuscito e uno analogo ma sostanzialmente fallito.
Tuttavia, al di là dei discorsi sulla mera qualità, che incidono solo quando i “paratesti” non funzionano, è su questi ultimi che si addensano gli interrogativi più pesanti circa il futuro della Mostra. Ormai sancito il vistoso abbassamento di presenze al Lido, con Baratta che gioisce per un “contenuto” (secondo lui) -9% (piccola bugia “aziendalista”, comprensibile da parte del Presidente, ma smentita dai “buchi” altsimili a tanti piccoli deserti dei Tartari che contraddistinguevano alcune zone fino a qualche anno fa “nevralgiche” della Mostra) e gli albergatori che piangono lacrime amare per un calo di quasi ¼ delle prenotazioni, con l’area degli stand, un tempo porto di mare, ridotta a una triste fiera di paese, un mercato inesistente e la succitata concorrenza di strutture più snelle – da un lato – e attrezzate - dall’altro – che alitano sul collo della Biennale (Cannes, Roma) o addirittura le si siedono in faccia per utilizzare una colorita espressione presa in prestito da The Wrestler (Toronto), quale futuro attende il festival cinematografico più anziano e nobile d’Europa? Al pari di molti altri eventi affetti più o meno dalle medesime ambasce, compresa una congiuntura economica generalmente sfavorevole (vedasi ciò che abbiamo scritto, non più di un mesetto fa, riguardo Locarno), il sentore del pericolo di un ridimensionamento è oltremodo clear and present, e ha i contorni dell'immanenza e dell’inesorabilità dei congegni a orologeria di The Hurt Locker, innanzitutto per chi nella Mostra ci lavora. Sarà in grado il nuovo Palazzo del Cinema (inaugurazione prevista: agosto-settembre 2011, ultimo anno della reggenza Müller, neanche il tempo di goderselo e gli toccherà consegnare le chiavi a qualcun altro) a fare da panacea a tutti i mali? Intanto, il neo(ri)nato Festival di Roma si prepara a inaugurare quella che minaccia di essere l’edizione del sorpasso su Venezia, mettendo in campo una filiera di “grandi firme” alla faccia della recessione. Giova però ricordare che, a dispetto dell’ostentata opulenza di facciata, Roma costa, a livello di investimenti pubblici, poco più di un terzo di Venezia. Forse anche su questo Müller e Baratta, che pure di “parametri zero” hanno dato mostra di intendersene, dovrebbero e potrebbero cominciare a ragionare.

 

 
LE SEGNALAZIONI DI CINEMAVVENIRE

 
La presentazione della Mostra
Selezione Ufficiale
Settimana Internazionale della Critica
Giornate degli Autori
Retrospettiva "Questi fantasmi"
Guida alle giurie


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Concorso Venezia 65
Akires to kame
Birdwatchers
Il papà di Giovanna
Il seme della discordia
Inju, la bête dans l'ombre
Inland
Jerichow
L'Autre
Nuit de Chien
Paper Soldier
Plastic City
Ponyo on the Cliff by the Sea
Rachel Getting Married
Süt
Teza
The Burning Plain
The Hurt Locker
The Sky Crawlers
The Wrestler
Un giorno perfetto
Vegas: Based on a True Story


Fuori Concorso
35 Rhums
Burn After Reading
Cry Me a River
Do Visível ao Invisível
Encarnação do Demônio
La rabbia di Pasolini
Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit!
Puccini e la fanciulla
Romance de Vila do Conde
Shirin
Valentino, the Last Emperor
Venezia '68
Vicino al Colosseo c'è Monti
Vinyan


Orizzonti
A Erva do Rato
Below Sea Level
Il primo giorno d'inverno
In Paraguay
Jay
La fabbrica dei tedeschi
Los herederos
Pa-Ra-Da
Tedium
Verso est
Zero Bridge
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Settimana Internazionale della Critica
Čuvari noči
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L'Apprenti
Lønsj
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S€11.Ou7!
Two Lines


Giornate degli Autori
Broken Lines
Landscape No.2
Machan
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Eve
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The Altruists
The Second Coming
Tierra y Pan
Vacsora
We Who Stay Behind

  
Conferenze stampa
IL PAPÀ DI GIOVANNA
UN GIORNO PERFETTO


Appendice 1
I premi CinemAvvenire


Appendice 2
Il pagellone di Venezia 2008


I video di CinemAvvenire a Venezia 2008
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01/09/2008
La mostra a colori
Dreaming Venezia

 

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