


Regia
AKAB (Gabriele Di Benedetto)
Mercoledì 10 Settembre 2003 13:00
Mattatoio
MattatoioFollia, sublimazione, intelligenza
Di Marco Bergami

Nel nuovo territorio di confine tra video arte, elaborazione digitale e cinema, un lungometraggio dissociato la cui messa in scena riflette la follia del mostruoso ed innocuo protagonista
“La scienza non ha ancora dimostrato se la follia sia o no il sublimato dell’intelligenza” scrive AKAB (alias Gabriele Di Benedetto, cortista ventisettenne, ex fumettista, interessato alla sperimentazione video corroborata dall’elaborazione digitale dell’immagine) ad esergo del suo primo lungometraggio - Mattatoio - a guisa di indizio utile alla scoperta di questo testo filmico (ma senza citare la fonte, se ce n’è una, in modo da farci pensare che utilizzi una propria convinzione trascritta ad hoc).
Ebbene si, già dopo le prime immagini capiamo di trovarci di fronte ad un elogio della follia, entriamo in un territorio di confine tra video arte, elaborazione digitale e cinema. Il protagonista è un ragazzo che si chiama Boris, un disabile mentale (gli manca qualche rotella) e fisico (il suo corpo è interamente ricoperto di impressionanti ustioni); costui riesce a costruirsi un personale (dis)equilibrio, malgrado le sue mancanze, giocando con gli insetti e con gli oggetti, ballando, facendosi interminabili (e voyeuristicamente riprese) docce, travestendosi da supereroe, cucinando, la maggior parte delle volte, in completa solitudine. Due sono le uniche persone con cui comunica (con esiti e piaceri differenti): Natasha, bella ragazza straniera che vive anch’essa in solitudine, apprezza la compagnia di Boris, ed è sinceramente appassionata di Taxi Driver di Scorsese; l’assistente sociale, fastidioso ed insistente individuo che vorrebbe restituire Boris alla vita sociale facendogli abbandonare la sua libertà.
Costruito in microcapitoli tematici, spesso incentrati sull’ossessione del momento di Boris, Mattatoio è intimamente destrutturato, la sua visione è destabilizzante: obbliga lo spettatore ad accettare i soliloqui reiterativi, giocosi ed infantili del protagonista, jump cut, cambi di grana (dell’immagine), bruschi tagli di montaggio della colonna sonora, alternanze di riprese dal vero e fotografie rielaborate al computer. Un pastiche, un patchwork cui fa eco la non allineata mente del protagonista ed il suo corpo martoriato. Il voyeurismo mostruoso testimoniato da film come The Elephant Man non diviene mai pietistico e cessa di essere scandalizzante dopo poche inquadrature. Boris è il mostro da mostrare, ma è anche il bambino che gioca irrazionalmente con tutto, che si traveste da Spiderman, si innamora senza riuscire a dichiararsi, vuole i suoi spazi senza essere offensivo. Grazie a questo gioco dei travestimenti il protagonista diviene, per amore di Natasha, anche il Travis Bickle di Taxi Driver, o Rocky che chiama la sua amata urlandone il nome (da Adriana, Adriana passiamo a Natasha, Natasha).
In definitiva il film con la sua esasperata ed esasperante reiterazione assomiglia ad un mostruoso e non allineato videoclip in cui la trama è annacquata negli esperimenti visivi mai simbolici. AKAB mette sullo schermo diverse attrazioni, prima tra le quali Boris, apparentemente disturbanti, istantaneamente raccapriccianti, e successivamente accettabili, quali rappresentazioni di un processo di pensiero primario non ancora allineato agli obblighi della legge paterna. Il discorso che ne viene fuori ha però ben poco da esprimere rimanendo apprezzabile per la cura con cui il lavoro sul montaggio (di immagini, di standard di ripresa, della colonna sonora) rispecchia la personalità folle del protagonista. La focalizzazione esterna del film si mette al servizio della rappresentazione della realtà soggettiva di un folle le cui manie sono l’enfatizzazione delle caratteristiche della sanità (ce ne possiamo accorgere agevolmente poiché altrimenti il film risulterebbe inintelligibile). Siamo però più vicini al gioco che alla poesia, più vicini all’imitazione infantile del lavoro dei “grandi” che ad un nuova forma di messa in opera dello stesso.



