


Regia
Manoel de Oliveira
Domenica 28 Ottobre 2007 11:55
Cristovão Colombo-O enigma
L'ultimo portoghese sulla Terra
Di Alessandro Aniballi
Sulle tracce di una presunta "portoghesità" di Cristoforo Colombo, Manoel de Oliveira realizza un’accorata e al tempo stesso lucida analisi della grigia contemporaneità della propria terra
Checché ne dicano alcuni, o forse molti, Manoel de Oliveira non finisce di sorprendere per come rielabora costantemente e con rinnovato vitalismo il suo cinema. Seguendo la traccia della "portoghesità", che sostanzia più o meno tutte le sue opere, con Cristovão Colombo-O enigma il cineasta nato a Porto quasi cento anni orsono arriva a mettersi in scena in prima persona, fino a cercare – e a trovare – una identificazione tra sé e il suo Paese, un tempo grande grazie ai suoi straordinari navigatori e oggi invece dal presente piuttosto mediocre (a quanto ci ricordiamo, in qualsiasi ricorrente classificazione che si fa sullo stato dei Paesi dell’Unione, il Portogallo risulta spesso all’ultimo posto).
L’ossessione che muove il protagonista, Manuel Luciano (interpretato dunque dallo stesso cineasta), medico e ricercatore, sta nella donchisciottesca volontà di dimostrare che Cristoforo Colombo era portoghese piuttosto che italiano. Inconsapevolmente o meno, ciò rappresenta per lui una specie di leva di Archimede per risollevare l’orgoglio del Portogallo. Come un detective, questi si sposta, sempre accompagnato dalla moglie (che è la consorte di de Oliveira anche nella vita), di luogo in luogo in cerca di tracce, a visitare musei, osservare statue, eccetera. Ma più che di vera detection sarebbe giusto parlare di raccoglimento davanti ai luoghi che i due visitano, di uno sguardo pieno di ammirazione e malinconia verso il passato, ma anche di una inesausta sete di conoscenza (quasi come se all’Ulisse dantesco fosse stato concesso di continuare i suoi viaggi anche nella "quarta" età). Alla fine, passati più di sessanta anni, Manuel Luciano è ormai certo che Colombo fosse un suo connazionale, ma non è in grado di dimostrarlo e non lo sarà mai, per quanto cerchi di appigliarsi ancora a qualche prova residua.
In realtà il tema dell’investigazione a proposito della nazionalità di Colombo o Colon (come dicono i portoghesi) è solo un appiglio per enucleare gradualmente il discorso: secoli fa i navigatori portoghesi hanno reso grande la loro nazione e hanno contribuito a far nascere un Nuovo Mondo che, idealmente, doveva essere il luogo dell’accoglienza e della comunione (si veda in tal senso la sequenza del matrimonio, in cui la voce del prete, che celebra l’unione coniugale, si sgancia dall’immagine e prosegue solo in colonna sonora, posandosi su una serie di paesaggi come se volesse "conquistare" alla causa della solidarietà un territorio più ampio possibile). Ma lo sgarbato benvenuto che Manuel Luciano riceve negli USA del 1946 mostra subito che l’ideale è fallito. Senza parlare del paradosso del popolo lusitano, costretto a emigrare proprio in quelle nuove terre, dopo che, ad esempio, due suoi rappresentanti avevano trasvolato l’Atlantico addirittura prima di Lindbergh (così dice uno dei personaggi nel corso del film). Il tema della nostalgia dunque si fa rimpianto di una perduta (e utopica) com-passione tra paesi e popoli. E qui si innesta persino una indiretta critica all’Unione Europea, traccia che attraversa secondo noi tutto il film e che segnala ancora una volta della capacità di de Oliveira nell’essere al passo con il presente. Del resto, il cineasta lusitano ci pare uno dei pochissimi uomini che, quando fa cinema, ragiona in termini europei, parlando alla platea di tutto il continente; si pensi solo a Um filme falado.
L’idea fondamentale della semplicità della messa in scena, che caratterizza tutto il cinema maturo di de Oliveira, permette in Cristovão Colombo-O enigma una composizione estremamente intima, personale, tanto che lo stesso regista l’ha definito un "film di famiglia". E se la presenza del nipote Ricardo Trêpa (che fa Manuel Luciano da giovane) è ormai una costante degli ultimi film del cineasta portoghese, è la partecipazione dello stesso de Oliveira come attore a segnare il punto.
Non a caso il film è separato in due tronconi: da un lato Manuel giovane entusiasta e idealista, dall’altro vecchio, ancora appassionato sì, ma anche affettuosamente patetico, ormai assecondato dalla moglie e consapevole che qualcosa è andato perduto per sempre, il Portogallo, la vita.
Perciò, se nella prima parte Cristovão Colombo-O enigma appare schematico e didattico, è perché i personaggi che vi compaiono sono delle funzioni, utili a seminare il terreno su cui poi dovrà nascere il raccolto. Il che accade nella seconda metà, dove il protagonista prende vita, dispiegando anche un gradevole tocco di autoironia autoriale. E poi arriva il bellissimo finale, girato nella casa di Porto Santo, dove per un po’ di tempo visse Colombo. Qui una poesia e una canzone enunciano definitivamente il tema della saudade: la nostalgia della terra, da un lato, e la malinconia dello sguardo verso una nave in viaggio, dall’altro.
Probabilmente non è sbagliato dire che questo, incredibilmente, sia il primo film davvero "senile" del Nostro, laddove con ciò si voglia intendere un ripiegamento, un guardarsi esplicitamente allo specchio e un sorridere di se stessi con ironia, accompagnando il tutto, però, con la capacità unica di guardare comunque alla Storia e al Presente, sia del Portogallo che dell’Europa che degli Stati Uniti.
E che il primo film "senile" arrivi alla veneranda età di novantotto anni è qualcosa che non ha una spiegazione razionale.
Scheda tecnica
Regia: Manoel de Oliveira
Sceneggiatura: Manoel de Oliveira
Fotografia: Sabine Lancelin
Montaggio: Valérie Loiseleux
Musiche: José Luis Borges Coelho
Interpreti: Manoel de Oliveira, Ricardo Trêpa, Leonor Baldaque, Maria Isabel de Oliveira
Produzione: Filmes do Tejo, Les Films de l’Après-midi
Nazione: Francia/Portogallo
Anno: 2007
Durata: 70 min.
Caratteristiche tecniche: DCP (Digital Cinema Package) – Colore




