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Sabato 12 Settembre 2009 15:06

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Diari veneziani-12 Settembre 2009

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Mentre i monitor e gli altoparlanti della sala stampa mandano in loop la conferenza stampa di Sylvester Stallone, giunto al Lido per ritirare il Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker Award e per presentare il director's cut di John Rambo, si consumano gli ultimi bagliori del crepuscolo di questa sessantaseiesima "venexiana". Un po' all'insegna del "tiriamo a campare", a dire il vero (riflusso perdonabile, stavolta, dato che l'abbondanza e la qualità dei titoli dei giorni precedenti dovrebbe aver saziato anche altl'astante più vorace ed esigente), se si pensa che il film di chiusura è il deludente Chengdu, I Love You, firmato a quattro mani dall'esperto Fruit Chan e dal neoregista e popstar cantonese Cui Jian. Ci si aspettava un musical rock pieno di svisate ed energia, e invece è una complicata vicenda, sospesa fra magia e arti marziali (entrambe trattate in maniera piuttosto maldestra, a essere sinceri), che si inerpica anche nell'analisi sociopolitica: le immagini del terremoto del Sichuan sono magnifiche e terribili, ma purtroppo i due registi non hanno l'umiltà di starsene un po' in disparte di fronte alla maestosa crudeltà della natura, e allora giù di tamburi e skitarrate, nell'illusione di essere punk nell'anima... Un errore difficilmente conciliabile con l'attitudine autoriale che eravamo abituati a riconoscere a Fruit Chan.
Rischia lo scivolone anche il grande Rintarō, e dopo aver visto la sua ultima fatica capiamo perché Marco Müller, da sempre sostenitore dell'anime d'autore, abbia preferito collocarlo per prudenza Fuori Concorso. Yona Yona Pengin, favoletta gentile e molto bimbo-friendly, popolata di simpatici yōkai e da un paffuto diavoletto che in realtà è un angelo di seconda categoria "caduto" negli inferi per colpa di uno scivolone sulla cioccolata (sic...), è distante anni luce dal precedente, straordinario Metropolis. Probabilmente le ambizioni sono diverse (e fin qui...), ma a prescindere dal target di riferimento la prima metà del film è in ogni caso moltoalt scadente, ripetitiva, apparentemente priva di idee, mentre nella seconda la narrazione si riscatta sensibilmente, anche per merito di alcune trovate visive che ci riportano alla genialità dell'autore che conoscevamo. Raffinati come sempre i riferimenti alle culture antiche e alla mitologia (o meglio, alle mitologie, da quella greca a quella Maya!!!), ma da uno dei "cavalli di razza" di questa Mostra era lecito, come si suol dire in questi frangenti, aspettarsi di più.
Intanto, mentre anche il cinema italiano spara le ultime salve con Tris di donne & abiti nuziali di Vincenzo Terraciano - ancora Sergio Castellitto, ma stavolta in Orizzonti -, e cominciano ad arrivare i primi premi - Leoncino d'Oro a Capitalism: A Love Story, Settimana della Critica che incensa l'iraniano Tehroun di Takmil Homayoun Nader, Giornate degli Autori che premiano il ritorno dell'olandese Alex van Warmerdam con The Last Days of Emma Blank -, cominciano anche a fioccare le prime ipotesi sui leoni di imminente assegnazione. Alcune di queste - in particolare quella sulla Coppa Volpi femminile che ci è stata fatta pervenire via Facebook - sono alquanto devastanti, ma la cerchia dei pretendenti ai leoni maggiori dovrebbe ormai essersi ristretta a un pugno di titoli. A contendersi il primo premio dovrebbero essere, stando alle fonti di informazione più accreditate, Life During Wartime - ieri sera si è sparsa la voce che Todd Solondz sarebbe già tornato al Lido -, Lebanon e Soul Kitchen. Noi non trascureremmo Lourdes, che sta facendo incetta di premi collaterali - La Navicella e premio ecumenico fra gli altri -, né possibili sorprese leggermente destabilizzanti come Michael Moore o Tom Ford. Fra gli interpreti maschili si è fatta strada "in coda" la candidatura dell'ottimo Colin Firth, protagonista proprio di A Single Man, mentre la Coppa Volpi femminile sembra essere il contentino stagionale e (pure questo, evidentemente) "ministeriale" per il cinema italiano - la magnifica Sylvie Testud di Lourdes sarebbe l'agnello sacrificale di quest'anno, immolata sull'altare del folle regolamento che vieta sovrapposizioni fra premi ai film e premi agli interpreti -, con Ksenia Rappoport in leggero vantaggio sulle altre (ma se si concretizzasse la voce telematica di cui sopra, preparatevi a una bella sorpresa, bella si fa per dire...). Pur tenuti nelle posizioni di rincalzo dai pronostici, potrebbero inserirsi a sorpresa il complesso Ahasin Wetei di Vimukthi Jayasundara (film molto "da festival", effettivamente, anche se Venezia, a differenza dei suoi "confratelli" internazionali più blasonati, non è solita indulgere nel "terzomondismo" cinematografico, anzi tutt'altro...), mentre qualcuno sogna che, stretto fra i due prestigiosi litiganti Herzog e Rivette, il Leone Speciale per il Complesso dell'Opera possa andare a Romero. Quello sì che sarebbe un gran colpo...
Detto ciò, non ci rimane che attendere qualche ora per i verdetti definitivi, "restituire la linea allo studio" come si fa nei migliori collegamenti dal fronte e darci/darvi appuntamento per la kermesse romana che ci attende fra poco più di un mesetto. Ad maiora...