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Titolo

La tartaruga di Darwin

Autore

Juan Mayorga

Regia

Stefano Messina

Interpreti

Viviana Toniolo, Annalisa Di Nola, Carlo Lizzani, Massimiliano Franciosa

Luci

Emiliano Baldini

Scenografie

Fabiana Di Marco

Costumi

Valentina Dellavia

Musiche

Pino Cangialosi

Dove e quando

Al Teatro Vittoria di Roma, in prima nazionale dal 2 al 28 Febbraio 2010

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Giovedì 04 Febbraio 2010 14:11

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La tartaruga di Darwin

Una vera signora

immagine

Al Teatro Vittoria di Roma debutta in prima nazionale il testo del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga per la regia di Stefano Messina.

Un' anziana signora arriva nello studio di un famoso professore di storia e gli dice: “Ho letto i suoi volumi di storia contemporanea e le posso assicurare che il caso Dreyfus non è assolutamente andato così”. Chi è questa donna? Come può parlare con tale certezza di fatti accaduti quasi duecento anni fa? Possiamo crederle?

Fino al 28 Febbraio è di scena, al Teatro Vittoria di Roma, in prima nazionale, il teatro politico e civile di Juan Mayorga. Il famoso (e pluripremiato) autore, attivo nella dinamica scena spagnola sin dalla fine degli anni Ottanta, ma conosciuto in Italia solo nel 2007 con l'adaltattamento del suo Hemelin, prende spunto per il suo nuovo lavoro dalla storia contemporanea e ci offre un testo ad alto contenuto civile. Chi è insomma questa donna? Come può conoscere fatti, persone, eventi storici che hanno profondamente segnato il corso della storia? Questa donna sa, perché, semplicemente, era lì. Non è possibile. Ed invece si. Questa donna altri non è che la tartaruga di Darwin che dà il titolo allo spettacolo. Spaesamento dello storico. Del pubblico. A questo punto entra in gioco la fantasia e l'originalità di Mayorga. Questa bizzarra signora, ghiotta di wurstel e dai modi lenti, è Harry (Darwin, il teorico dell' evoluzione, inizialmente la scambiò per un esemplare maschio. Anche i grandi sbagliano!) o, per meglio dire, Harriet, la tartaruga che Darwin portò in Inghilterra dalle Isole Galapagos nel 1835. Dal suolo inglese parte la sua avventura che attraversa quasi duecento anni e tocca ialt luoghi più importanti della storia europea. La sua è una storia dal basso, la sua conoscenza dei fatti parte dai piedi dei grandi; Dreyfus, le trincee della prima guerra mondiale, Lenin, Stalin, Hitler, Guernica (la lampada, fatta oscillare dagli attori, è un omaggio-richiamo al quadro di Picasso), la Perestroika, il muro di Berlino. Ma come, quando e perché si è evoluta in una donna? Harriet si è adattata; ogni evento le ha fatto acquisire caratteristiche umane in una sorta di metamorfosi kafkiana inversa. Ma ora è stanca; stanca di questo mondo, degli umani, vuole ritornare da dove è partita, alle Galapagos. Per questo ha deciso di raccontare quello che ha visto e che ha vissuto, vuole un biglietto di ritorno, lontano da questo mondo che va sempre peggio. Un mondo dove l'uomo, negli ultimi decenni, ha subito dei cambiamenti, ma solo in peggio, e dove l'unica evoluzione è stata quella dell' Uomo-Bomba. Il professore (Carlo Lizzani) dopo un primo rifiuto decide di sfruttare l'anziana signora facendole credere di aiutarla. Insieme alla moglie Beti (Annalisa Di Nola) e al medico  (Massimiliano Franciosa), che scoprirà la vera natura di Harriet, incarna il lato più meschino e sfruttatore del genere umano. I tre, in modi diversi, cercheranno di trarre profitto dalla povera Herriet che, suo malgrado, ancora una voltaalt, si adatterà agli eventi. Ma con finale a sorpresa.

A dar voce e corpo alla bicentenaria tartaruga è Viviana Toniolo, attrice e oggi direttrice artistica dello storico Teatro Vittoria. E lo fa con immensa bravura, facendo trasparire l'amore verso il suo personaggio e verso il testo rappresentato. Bravi tutti gli attori, Carlo Lizzani, Annalisa Di Nola, Massimiliano Franciosa. Molto curata la scenografia di Fabiana Di Marco come i costumi di Valentina Dellavia, giovani promesse scelte proprio per dare spazio ai nuovi talenti. Interessanti e parti integranti dello spettacolo, le installazioni video curate da Francesco Scandale.

Questo spettacolo è una favola storica; non è facile raccontare quasi duecento anni di eventi che hanno stravolto il mondo, potrebbe risultare noioso, difficile e, in effetti, la prima parte dello spettacolo rischia di essere poco fluida e di non spiccare il volo. Ma la bravura degli attori e l'originalità del testo fanno sì che si avveri quello che è per Juan Mayorga il vero senso del teatro e la sua forza: il teatro concede allo spettatore il potere sovrano di scegliere il suo punto di vista; il teatro è un' arte della comunità e ha un carattere eminentemente politico. Gli attori non sono altro che dei delegati, dei rappresentanti scelti per dare corpo a delle finzioni attraverso le quali il pubblico possa interrogarsi ed esaminare la vita.