Titolo
Il tempo delle susine verdi
Autore
Paolo Hendel e Piero Metalli
Interpreti
Paolo Hendel con la partecipazione di Ranieri Sessa alla chitarra
Luci
Alessandro Scarpa
Musiche
Ranieri Sessa
Dove e quando
Al Teatro Parioli di Roma, dal 19 al 24 Gennaio 2010
Mercoledì 20 Gennaio 2010 12:20
Il tempo delle susine verdi
Un monologo acerbo
Di Giulia Pietralunga Cosentino

Paolo Hendel porta in scena la realtà quotidiana, tra battute da osteria, classici e favole rivisitate.
C'era grande attesa per il nuovo spettacolo di Paolo Hendel, Il tempo delle susine verdi. Dopo il grande successo del precedente monologo, Il bipede barcollante
, le aspettative su questo nuovo progetto erano molte. Ma i tempi di crisi e di ristrettezze hanno colpito anche Hendel e il suo spettacolo appare acerbo, come le susine verdi del titolo. Scritto a quattro mani con Piero Metalli, collaboratore fidato da più di dieci anni (tra i vari spettacoli scritti insieme, ricordiamo, Occhio alla penna, W l'Italia e lo stesso Il bipede barcollante), questo one man show stenta a decollare e a trovare una sua identità. Accompagnato, dal vivo, dal chitarrista e autore delle musiche, Ranieri Sessa, che gli fa anche da spalla comica (ma non era un monologo?), Hendel prova ad allietare il pubblico per poco più di un'ora.
Tema principale del testo dovrebbe essere l'Amore, raccontato solennemente attraverso i classici, da Platone a Neruda, e più popolarmente da Amedeo Minghi. Ma, se l' Amore doveva essere il filo conduttore dell'intero spettacolo, questo filo si spezza quasi subito. Dopo il primo quarto d'ora di Amore non si parlerà più. Nella prima parte del monologo, Hendel si confronta con i classici, citando Neruda e Platone appunto (la teoria degli uomini doppi) e concludendo con un trottolino amoroso du-du-dadada, rivisitato per l'occasione in chiave decisamente boccaccesca. E poi? Si può dire solo questo sull'Amore? A quanto pare, sì. Hendel, infatti, vira decisamente su temi meno alti e più attuali. Con riferimenti continui alle vicende politiche degli ultimi mesi, tra Palazzo Grazioli e Via Gradoli (forse si parlava, sempre e comunque, di Amore?) e tra battute da osteria e da scuola media, si arriva al momento più alto della serata, l'entrata in scena del personaggio che ha reso televisivamente noto Hendel: Carcarlo Pravettoni, l'industriale cinico e baro, noto personaggio di Mai dire gol, che ben interpreta l'arroganza e l'ignoranza dei nostri tempi. Recentemente nominato dal governo Consulente per gli Affari Sporchi, Pravettoni si presenta
come candidato sindaco in tutte le città italiane (nel nostro caso, Roma), con soluzioni estreme per risolvere i problemi che affliggono i cittadini. Nel caso romano, si lancia nell'ardito progetto di asfaltare il Tevere per farne un' autostrada ad otto corsie. Ma anche questa, purtroppo, non possiamo inserirla tra le idee geniali e , soprattutto, originali di Hendel; per i romani, asfaltare il Tevere è cosa nota già dal Carlo Verdone di Gallo Cedrone, in cui il personaggio di Arm
ando Feroci, candidato a sindaco di Roma, con un lista civica denominata "Città ridente", propone di asfaltare il Tevere per farne un' autostrada a tre corsie (Hendel ne ha pensate otto, la megalomania dobbiamo riconoscergliela).
L'ultima parte del monologo è dedicata alla rivisitazione in chiave politically correct di due fiabe: Biancaneve e i sette "diversamente alti" e Cappuccetto Rosso. E, in questo caso, qualche risata più convinta e convincente bisogna riconoscere che Hendel riesce a ottenerla. Il titolo del monologo Il tempo delle susine verdi, scarsamente affine al tema dello spettacolo, rischia di disorientare il pubblico, probabilmente in attesa di qualcosa di diverso. Ma l'anello debole di questo progetto è la scarsa unità tra le sue parti: ciò che manca è un percorso tematico davvero forte, in grado di sostenere e dare rilevanza alle battute del comico. Di sicuro, nell'ultima parte dello spettacolo, Hendel è più a suo agio, decisamente più nella parte: a suo favore gioca un'innata dote comunicativa, la toscanità e la forte empatia con il pubblico che, alla fine, apprezza gli sforzi e perdona anche l'eccessiva leggerezza di alcune battute.




