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Regia

Nora Ephron

Sceneggiatura

Nora Ephron

Fotografia

Stephen Goldblatt

Montaggio

Richard Marks

Scenografie

Mark Ricker

Costumi

Ann Roth

Musiche

Alexandre Desplat

Interpreti

Meryl Streep, Amy Adams, Stanley Tucci, Chris Messina, Linda Emond, Helen Carey, Mary Lynn Rajskub, Jane Lynch

Produzione

Columbia Pictures, Easy There Tiger Productions, Scott Rudin Productions

 

Nazione

USA

Anno

2009

Durata

123 min.

Caratteristiche tecniche

35mm - Colore - DTS/Dolby Digital/SDDS

Venerdì 23 Ottobre 2009 12:05

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Julie & Julia

Amore, fornelli e computer

immagine

La nuova commedia zuccherosa di Nora Ephron, interamente affidata alla grandezza recitativa di Meryl Streep.

Correva l’anno 1989, e l’attore divenuto regista Rob Reiner collezionò il suo secondo grande successo di pubblico – dopo The Princess Bride, uscito due anni prima – grazie a When Harry Met Sally..., commedia romantica che ancora oggi fa ridere e riflettere allo stesso modo, con il solo difetto di aver lanciato, nel bene e nel male, la carriera di Meg Ryan (con “male” intendiamo che, esclusa una parte minuscola in Top Gun di Tony Scott, non ci sono altri “grandi” film nel suo curriculum). Gran parte dell’apprezzamento fu indirizzato verso lo script spiritoso e intelligente di Nora Ephron, la quale ottenne persino una nomination all’Oscar. Oggi, salvo il film di Reiner, la allora scrittrice e sceneggiatrice e oggi regista quasi a tempo pieno viene ricordata solo per il modesto dittico Sleepless in SeattleYou’ve Got Mail, protagonisti la stessa Meg altRyan e Tom Hanks (la seconda pellicola è molto popolare anche dalle nostre parti, tant’è che il titolo italiano, C’è posta per te, ha dato il nome a una trasmissione condotta da Maria De Filippi, già rea di aver trasformato Fame di Alan Parker in un reality show, prima che venissero da lei a chiederle il conto dei diritti), oltre che per il fatto di essere stata sposata in giovane età con Carl Bernstein (uno dei due giornalisti del «Washington Post» che svelarono lo scandalo Watergate) e di essere da ventidue anni la moglie di Nicholas Pileggi, autore di Goodfellas e Casino di Martin Scorsese e produttore di American Gangster di Ridley Scott (nota curiosa: My Blue Heaven di Herbert Ross, uscito lo stesso anno di Goodfellas, di cui è una sorta di parodia – il gangster pentito è interpretato da Steve Martin – è scritto dalla Ephron). C’è stato un tentativo di diversificazione nel 2005 con Bewitched, rilettura postmoderna dell’omonimo telefilm degli anni Sessanta, ma i risultati sono stati alquanto deludenti, al punto di rendere il protagonista maschile Will Ferrell oggetto di una delle più feroci critiche da parte di Family Guy (Stewie Griffin si reca a casa di Ferrell per esprimere il proprio parere, ossia un pugno nello stomaco – letteralmente – accompagnato dalla frase “Non fa ridere!”). Ecco quindi che ritorna alla commedia “classica” con Julie & Julia, la cui uscita italiana coincide con la chiusura del altquarto Festival Internazionale del Film di Roma, dove l’interprete principale Meryl Streep è stata protagonista della consueta retrospettiva “attoriale” (ed è quindi logico che l’ultimo film da lei interpretato al momento – Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson, dove presta la voce, uscirà nelle sale americane tra un mesetto circa - sia incluso nel programma).
La pellicola è tratta da una storia vera, anzi due: nei credits viene specificato che la sceneggiatura si ispira sia a My Life in France di Julia Child (1912-2004), sia a Julie & Julia della trentaseienne Julie Powell. Il secondo libro è a sua volta la trasposizione su carta di un blog tenuto dall’autrice nel 2002, quando ella, nel tentativo di spezzare la monotonia della vita quotidiana (sic), decise di provare a preparare in 365 giorni esatti (con tanto di commenti in tempo “reale” su internet) tutte le ricette – 524 in totale – contenute nel volume Mastering the Art of French Cooking della stessa Child, autentica leggenda vivente negli Stati Uniti grazie ai suoi libri e a un programma televisivo dove insegnava al pubblico americano i segreti della cucina d’Oltralpe. Il film mette in scena due vicende in parallelo: da un lato, l’ardito esperimento culinario e informatico di Julie (Amy Adams, ormai lanciatissima dopo il successo di Enchanted di Kevin Lima, Doubt di John Patrick Shanley e Night at the Museum: Battle of the Smithsonian di Shawn Levy), alle prese con fornelli, parole strane e i primi segni dialt attrito nel rapporto coniugale con Eric (Chris Messina, il fidanzato di Rebecca Hall in Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen); dall’altro, l’arrivo di Julia (Meryl Streep) a Parigi insieme al marito Paul (Stanley Tucci, di nuovo insieme alla Streep dopo The Devil Wears Prada di David Frankel), la sua dura formazione per diventare una grande cuoca e, successivamente, gli incessanti tentativi di far pubblicare il suo primo libro, scritto insieme a due amiche parigine.
Tra gli aspetti più encomiabili di Julie & Julia c’è da sottolineare il desiderio da parte di Nora Ephron di fondere sullo schermo gli stilemi di un genere molto americano (nonostante la trama culinaria, si resta in territorio da rom-com) con un’atmosfera europea: anziché ricostruire Parigi in uno studio hollywoodiano, lei ha preferito girare alcune scene nella vera capitale francese (il cui look “d’altri tempi” ricorda un po’ Ratatouille di Brad Bird), e per le musiche si è affidata al Parisien Alexandre Desplat, molto amato anche oltreoceano grazie alle nominations agli Oscar per The Queen e The Curious Case of Benjamin Button, dando così alla metà “passata” del film un aspetto degno delle produzioni americane a sfondo europeo di mezzo secolo fa (Roman Holiday di William Wyler e via dicendo). Il “presente” si riduce invece a una New York grigia e priva di sostanza, una città che poteva essere sostituita con qualunque altra dato che non incide minimamente sul significato degli eventi (come accade invece, per fare un paio di esempi, nelle opere di Woody Allen e in Sex and the City), i quali a loro volta seguono uno schema trito e ritrito dove persino l’elemento di attualità – la critica a internet e al suo linguaggio, ormai un tópos a tutti gli effetti nel cinema statunitense – viene soffocato all’interno della solita crisi coniugale che tanto non durerà in eterno. Non che il côté parigino sia senza problemi: un po’ approssimativo nel ritrarre i personaggi francesi (d’accordo che lo stereotipo del parigino snob esiste ancora oggi, ma trattandosi di una storia vera forse si poteva fare di meglio), troppo didascalico nei passaggi drammatici – Paul, assunto dall’ambasciata americana, viene preso di mira dal maccartismo – e un po’ banale nella parte conclusiva votata all'happy end (realmente accaduto, ma pur sempre con un’aria un po’ “artefatta”). È poi semplicemente insopportabile la didascalia finale che, dopo i soliti fatti biografici (la morte di Julia nel 2004, il successo del blog di Julie), precisa che il libro Julie & Julia è diventato un film, in caso qualcuno non l’avesse capito nei centoventi minuti precedenti. Se non scendiamo al di sotto della sufficienza il merito è quasi tutto di Meryl Streep, che dopo Mamma Mia! di Phyllida Lloyd continua la sua pausa “leggera” da una successione quasi ininterrotta di donne più o meno perfide (da The Manchurian Candidate di Jonathan Demme a Doubt, passando per Rendition di Gavin Hood) con una grande – in tutti i sensi: la vera Julia Child era alta più di 180 centimetri, contro i 168 dell’attrice – interpretazione comica, a base di carisma, tempismo e quella straordinaria capacità, già ampiamente dimostrata in The Devil Wears Prada, di trovare il lato umano laddove altre interpreti si sarebbero perse nella semplice caricatura.

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