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Lunedì 08 Novembre 2004 13:00

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Marzullo e la Giovine Italia (della critica)

Due parole sulla nuova trasmissione marzulliana

C’è una trasmissione televisiva che allieta la notte del sabato di cui vorrei parlare: è Cinematografo.
Ideata e condotta dal re dei sonnambuli via etere, quel Marzullo divenuto ahinoi, grazie ad una decisione politica, responsabile della cultura di Rai Uno, la trasmissione verte sull’informazione cinematografica di deriva critico-demagogica.
Fin troppo strozzato dalla televisione, il cinema è oramai comandato dalle eminenze grigie che popolano il piccolo schermo: per aver successo un film deve essere inevitabilmente lanciato in televisione (attraverso trailer, critiche, interviste o servizi ad hoc in questo o quel telegiornale).
Altra caratteristica che conferma questa assoluta dipendenza è il fatto che sempre più spesso personaggi televisivi di dubbio valore ma di indubbia fama fanno la loro apparizione su pellicola.
Un programma di critica vera e indipendente sul cinema non esiste nel nostro paese ed è forse troppo chiederlo alla TV generalista che spopola in Italia: quel che è certo è che non si sentiva il bisogno di creare questa nuova trasmissione che altro non è che un continuo megafono su i soliti temi.
Ovvero: ma esiste il cinema italiano? Ma quando rinasce il cinema italiano? Ma quanto era bello il cinema italiano di tanti anni fa! Ma perché il cinema americano è così presente sui nostri schermi?
A queste domande di un’ovvietà imbarazzante vengono chiamati a rispondere il fiore all’occhiello della critica cinematografica italiana, i veri mostri sacri della recensione: sto parlando dei giovani critici come Claudio G. Fava e Gianluigi Rondi, tanto per fare due nomi.
I due, dei quali non sto qui a giudicare l’eventuale capacità o meno nella propria professione, non sono certo i migliori elementi per definire lo stato di salute del "nuovo" cinema giovane italiano: sia per la loro formazione che per evidenti limiti d’arteriosclerosi.
Niente di personale, sia chiaro, ma c’è un’altra cosuccia che arricchisce e completa la figura dei due critici "integerrimi".
La settimana scorsa, Claudio G. Fava e Gianluigi Rondi sono stati inseriti dal Ministro della Cultura Giuliano Urbani nella nuova Commissione Cinema del suddetto ministero, presieduta da nientepopòdimenoche Gianni Boncompagni. La Commissione è la stessa che valuta i finanziamenti da dare alle opere cinematografiche e sappiamo in che considerazione il governo Berlusconi tiene il cinema e la cultura in generale.
E qui lascio a voi ogni ulteriore commento.
Torniamo a Cinematografo.
Oltre ai vari critici che affollano lo studio (o in improbabili interventi telefonici), in ogni puntata trovano spazio delle presenze guest star come Anselma Dall’Oglio, Mario Monicelli, Olivia Magnani e qualche altra attricetta chiamata più per fungere da velina che da ospite preparata sul tema.
I suddetti ospiti discettano a turno su questo o quel film, intramezzati da sospettose ed accondiscendenti interviste al pubblico uscito da una sala cinematografica ed interviste multiple (che fantasia) ad eminenti personaggi dello spettacolo.
Il risultato che ne esce fuori rasenta (anzi no, sfocia) nell’imbarazzante: Marzullo meneur de jeu, che di cinema non ne capisce assolutamente niente (come di cultura, ma questo è un altro discorso), è ridicolo solo a vedersi mentre si barcamena tra domande fintamente intelligenti e altre seriamente idiote; in ogni puntata vengono glorificati filmacci americani che non hanno di certo bisogno di altra pubblicità per essere visti (dato che guidano il box-office, vedi Shall We Dance?); si parla di cinema d’autore solo se l’autore è gradito al grande pubblico (e quindi non una parola sul cinema orientale, tanto per fare un esempio).
E poi, chiudere ogni puntata con l’invito "andate al cinema ma guardate anche la televisione", non è ammissibile. Vergogna.
Insomma, gli ingredienti per fare del male al cinema (e a quello italiano in particolare) ci sono tutti.
Ma siamo davvero sicuri che tutto ciò serva davvero?