Martedì 27 Maggio 2008 13:00
Joss Whedon o dell'autore televisivo
Di Barbara Maio
Un ritratto di Joss Whedon, l’uomo che con Buffy e le sue altre creature sta rivoluzionando la serialità televisiva
La televisione contemporanea, in particolar modo quella statunitense e britannica, sta attraversando in questi anni una fase sempre più lunga di Golden Age. Negli anni Ottanta si parlava di "Seconda Golden Age": oggi che la qualità televisiva è ormai divenuta una standardizzazione (verso l’alto) si può cominciare a parlare di "Terza Golden Age" senza timore di essere smentiti.
Uno dei fattori più importanti che hanno contribuito all’innalzamento della qualità, può essere sicuramente identificato nell’affermazione di un nuovo tipo di autore televisivo. Il discorso sull’autorialità televisiva è lungo e ricco di insidie: è possibile identificare un autore in un prodotto che nasce con intenti puramente commerciali? Dov’è l’autore in una industria "poliautoriale" come quella televisiva? Chi è l’autore, il regista, lo sceneggiatore, il produttore?
Discussioni come queste ravvivano da anni convegni e seminari sui Television Studies. Senza addentrarci a fondo in questo terreno minato, è però possibile analizzare l’argomento partendo proprio da un autore televisivo ormai affermato come tale: Joss Whedon.
Joss Whedon nasce come sceneggiatore per il cinema e la TV. Partecipa alla stesura di film come Toy Story, Alien: Resurrection e Titan A.E. e collabora alla scrittura della serie TV Roseanne. Già da queste prime esperienze è possibile individuare uno stile comune, una ricerca di continuità, pur lavorando per progetti altrui. Lo stile di scrittura predilige l’ibridazione tra drama e comedy, e si nota una ricerca per la battuta metareferenziale possibilmente legata alla popular culture. Nel 1992 Whedon scrive la sceneggiatura del film Buffy the Vampire Slayer, storia improbabile di una bionda adolescente con il potere di combattere i vampiri. Il film viene realizzato per la regia di Fran Rubel Kuzui e vede tra gli interpreti Donald Sutherland, Rutger Hauer, Luke Perry (il Dylan di Beverly Hills 90210) e, in una parte secondaria, Hilary Swank. Il ruolo della protagonista viene affidato a Kristy Swanson. Il film non ottiene alcun successo poiché resta perennemente indeciso tra teen-movie, parodia, commedia e horror. Whedon intuisce, però, le potenzialità della storia e la trasforma in una idea per una serie TV. Ciò che non era riuscito con il film, riesce appieno con la serie. Whedon per sette anni sviluppa le avventure di Buffy Summers e della sua gang e, a differenza del film, la serie si presenta come una continua sfida allo spettatore e incarna tutte le caratteristiche della TV di qualità: un cast ampio e in parte, una storia che ha memoria di sé, un’innovativa ibridazione tra generi.
Il cast viene completamente ridisegnato: Sarah Michelle Gellar (Scooby-Doo, The Grudge, Southland Tales) interpreta la cacciatrice, Anthony Head (VR5, Little Britain, Imagine Me & You) è il suo Osservatore, David Boreanaz (Bones, The Crow) è Angel, vampiro con anima, James Masters (Torchwood, Smallville) è Spike, il vampiro con il quale la Cacciatrice inizierà una tormentata storia d’amore.
Buffy è indubbiamente una serie di qualità, e per certi versi ha stabilito nuovi criteri qualitativi. La scrittura di Whedon è ricca di metafore e citazioni, interne ed esterne. La regia è televisiva ma propone occasioni di sperimentazione e punte di originalità. L’utilizzo dell’ibridazione di generi è qui portato a nuove forme. Se si supera il primo impatto che può far etichettare la serie come sciocca e ingenua – complice un titolo non proprio cool – si può scoprire una metafora della vita stessa dietro il classico tópos della lotta contro il male. Il successo della serie ha dato vita a uno spin-off, Angel, incentrato sul vampiro con l’anima che in Buffy è il primo amore della Cacciatrice. La nuova serie conquista presto una sua autonomia stilistica e narrativa. È chiara, però, la firma autoriale di Whedon, che lavora sulla base di ciò che aveva iniziato con Buffy. Soprattutto sui generi, l’autore effettua un continuo lavoro di assimilazione che determina l’originalità del prodotto.
Il passo successivo, quasi una fermata obbligata, è il passaggio alla fantascienza. Nel 2002 Whedon realizza Firefly, storia di un equipaggio di una astronave dedita a operazioni commerciali più o meno lecite. Anche in questo caso, Whedon mette insieme un cast che dà vita a una storia familiare – pur se in senso non convenzionale – e rilancia il discorso sui generi ibridando la sci-fi con il western: il risultato è una serie che stupisce e incuriosisce, una storia che stimola lo spettatore a una visione attenta e partecipata. La serie dura solo 14 episodi ma viene adattata nel 2005 per la sala con il film Serenity. Anche nel passaggio sul grande schermo, Whedon mantiene la sua cifra stilistica che ha la sua forza, più che nella regia in sé, in una scrittura approfondita ed elaborata ma mai complicata.
Whedon non cerca la profondità fine a se stessa, ma punta a una ricchezza narrativa che può essere interpretata e goduta su più livelli. Il whedonverse è un mondo in cui lo spettatore viene coinvolto spontaneamente in un gioco di rimandi e citazioni che affondano nella cultura "alta" e "bassa", senza distinzione. Il risultato è una serie di prodotti che portano a diverse chiavi di lettura. Ne è una prova il fatto che Buffy e in generale il whedonverse siano uno degli argomenti preferiti dalle università: si vedano le Slayage Conferences che si svolgono ogni due anni negli Stati Uniti o i numerosi volumi che continuano a essere editati ogni anno.
In questi ultimi anni, Whedon partecipa come attore a un episodio di Veronica Mars (la serie che viene indicata da più parti come l’erede di Buffy pur non avendone la stessa profondità) e dirige un paio di episodi della versione statunitense di The Office. Saltati alcuni progetti cinematografici (come l’adattamento per il cinema di Wonder Woman) e in attesa del più volte annunciato Goners, Whedon si dedica ora alla realizzazione di una nuova serie TV, Dollhouse. I presupposti per vedere un nuovo gioiello del piccolo schermo ci sono tutti.
Per approfondire: Buffy The Vampire Slayer. Legittimare la Cacciatrice, a cura di Barbara Maio (Bulzoni Editore, Roma 2007).


