





Regia
Ridley Scott
Lunedì 18 Febbraio 2002 13:00
Black Hawk Down
La guerra di Somalia secondo Ridley Scott
Di Enrico Astolfi

Il 3 Ottobre del 1993 diciassette elicotteri con a bordo le truppe speciali americane volano sui cieli di Mogadiscio per un’importante azione militare nell’ambito dell’operazione Reston Hope…
Sull’onda di successi planetari come Il Gladiatore e Hannibal, esce anche in Italia l’atteso ultimo film di Ridley Scott dal titolo Black Hawk Down (Black Hawk Abbattuto).
Tratto dal romanzo Black Hawk Down di Mark Bowden, il film racconta dei tragici eventi che successero il 3 ottobre del 1993, quando un gruppo di soldati americani della Delta Force fu inviato nella città somala di Mogadiscio a supporto delle truppe di pace dell’ONU.
Dopo una presentazione di luoghi e personaggi, il film narra la preparazione dell’azione militare e il successivo disastro, utilizzando i personaggi in maniera interscambiabile: infatti nessuno dei giovani soldati ha una personalità sviluppata e la caratterizzazione deriva unicamente dal modo in cui agiscono in battaglia.
La missione prevede la cattura di alcuni esponenti e uomini fidati del generale Mohamed Aidid, capo della guerriglia somala, ma il piano inaspettatamente fallisce e si trasforma nel più grande scontro a fuoco sostenuto dalle forze armate statunitensi dai tempi della guerra del Vietnam.
E per 143 minuti Black Howk Down non risparmia niente e mostra tutto l’orrore della guerra: il sangue, le pallottole, i corpi feriti e straziati, la paura e la violenza. Una rappresentazione realistica e priva di qualunque filtro nei confronti dell’orrore bellico che ricorda fortemente le sequenze di apertura di Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg. Ma ciò che in Spielberg era il presupposto di un drammatico itinerario reale e spirituale, in Black Howk Down si ferma alla spettacolarizzazione dell’orrore e delle crude scene di guerra.
Quelle interminabili diciotto ore, sono rappresentate in Black Howk Down attraverso gli occhi del Sergente Matt Eversmann interpretato dal giovane Josh Hartnett che torna per la seconda volta sulle scene di un film di guerra dopo il recente Pearl Harbor di Michael Bay.
Per concludere, fa impressione leggere sui titoli di coda i nomi dei diciannove soldati statunitensi che perirono in quella battaglia per scoprire poi che, nella stessa azione militare, morirono anche un migliaio di somali di cui non sappiamo e non sapremo mai niente.



