

Regia
Dusan Hanak
Sabato 31 Gennaio 2004 13:00
Pink Dreams
Il tempo dei gitani è tornato
Di Daniele Comberiati

Un film piacevole: per rilassarsi, alleggerirsi o digerire
Pink Dreams del regista cecoslovacco Dusan Hanak è stato presentato al Trentatreesimo Festival di Rotterdam all’interno della speciale sezione Once We Were Birds: Romani Cinema, un ampio e appassionato sguardo fra passato e presente sul cinema di ispirazione, di produzione o di tema gitano.
In questa sezione rientrano sia grandi opere come Il tempo dei Gitani di Emir Kusturica, il documentario del 1989 di Pisla Helmstetter De la source à la mer o il cortometraggio di Garri Bardin del 1982 Once We Were Birds (dal quale prende il titolo la retrospettiva), sia opere contemporanee, realizzate nel 2003 o al massimo nel 2002 come quella del filmmaker iraniano Bahman Kiarostami sulle comunità Rom che vivono a nord dell’Iran (Infidels), di Pepe Ozan e Melitta Tchaicovsky su un favoloso viaggio dall’India all’Europa (Jaisalmer Ayo! Gateway of the Gypsies) o di Moshe Pesach, che con Judio-Gitano parla del fascino e dell’uso del flamenco tra gli zingari spagnoli.
Pink Dreams, girato e realizzato nel 1976, appartiene ovviamente dei film storici sulle comunità Rom "riesumati" e rimessi a disposizione del pubblico durante il festival.
La trama è abbastanza semplice: in un paesino di campagna della Cecoslovacchia, il giovane postino è innamorato, ricambiato, da una giovane e bella ragazza che fa parte però della comunità Rom del luogo. La loro unione è intralciata da più ostacoli: da un parte la famiglia del ragazzo (lo zio e la zia con i quali vive) non accetta assolutamente che la loro futura genera possa essere una zingara, dall’altra nella stessa comunità zigana le donne più anziane spingono la più giovane a sposarsi con un uomo del gruppo, convinte che uno "straniero" non riuscirà mai ad adattarsi alle loro usanze e abitudini. I due ragazzi, non potendosi sposare, decidono di fuggire nella città vicina, per vivere insieme e cercarsi là un lavoro. Se all’inizio il loro amore non sembra vacillare, incominciano però le prime difficoltà pratiche e economiche: il ragazzo non riesce a trovare lavoro e, anche a causa di una gamba rotta, soffre di solitudine nella casa disastrata dove vivono; la ragazza lavora in un magazzino di lavaggio e stiratura di vestiti ma, pagata molto poco, deve ricorrere alle volte a mezzi illeciti per procurarsi da mangiare. Dopo pochi mesi, inoltre, inizia a farsi sentire, e forte, la nostalgia per la comunità zigana, per tutta la sua famiglia e i suoi amici: quando due fratelli la vengono a trovare in città è ormai decisa a tornare al paese.
Il ritorno dei due amanti sarà però molto meno idilliaco della loro partenza: la ragazza decide infine di sposarsi con un membro della comunità Rom e il matrimonio si rivela felice; il ragazzo, accettata la sua decisione, porterà comunque il ricordo di una grande esperienza.
Se i temi affrontati sono i temi tipici dei film sui gitani (il rapporto fra la comunità Rom e la società, le grandi feste e l’allegria della comunità, la presenza di un "buono" nella società che viene a contatto con la comunità, il ricorso a violenze e furti per sopravvivere), a rendere il film godibile e tutto sommato interessante è soprattutto il tono: leggero e mai moraleggiante, Pink Dreams è una commedia leggiadra, arricchita dal tocco felice del regista e dalla presenza di alcuni personaggi comici e azzeccatissimi. A tratti sembra di assistere a un film di Kusturica, con i suoi personaggi grotteschi e sognanti e le sue musiche. Alcune scene a alcuni attori sono indimenticabili: quando il ragazzo, a colloquio con la famiglia della sua innamorata è costretto a trangugiare chili di una tipica e piccantissima ricetta della sua futura suocera, quando nei suoi viaggi in bicicletta per consegnare la posta si imbatte in una vecchia coppia che non la smette mai di litigare perché il marito mangia in continuazione le cose più varie, quando alla festa di paese il giovane postino viene aggredito da una banda di zigani di cui il più piccolo avrà sì e no otto anni.
Il film è poi involontariamente interessante anche dal punto di vista sociologico: spinge lo spettatore a riflettere sul rapporto tra il potere sovietico e le piccole comunità religiose o culturali differenti, come gli zingari in Cecoslovacchia, in Romania e in Ungheria.
Una menzione speciale va poi alle musiche: di origine cecoslovacca e forse un po’ più lente e tristi dei ritmi di Kusturica, danno al film un fascino in più.
Il regista si conferma inoltre un ottimo intenditore di volti e corpi adatti al cinema: sia i protagonisti che i personaggi secondari "bucano" lo schermo con la tenerezza e l’involontaria comicità delle loro espressioni, rendendo così appassionante l’opera.
In conclusione si può dire che Pink Dreams non è certo un capolavoro, ma un film bello e divertente che occupa con pieno merito il suo posto in questa speciale sezione del Trentatreesimo Festival di Rotterdam.




