Materiali
MARILYN CHAMBERS: Memorie di un'insaziabile
Di Sergio Di Lino

La scomparsa dell'attrice più oltraggiosa e "sempreverde" del cinema a luci rosse.
Gli anni tellurici
Messina-Reggio Calabria, 28 dicembre 1908: 230.000 morti. Avezzano, 13 gennaio 1915: 33.000 morti. Belice, 15 gennaio 1968: 236 morti. Friuli, 6 maggio 1976: 976 morti. Irpinia, 23 novembre 1980: 2570 morti. Umbria-Marche, 26 settembre 1997: 11 morti. L'Aquila, 6 aprile 2009: oltre 200 vittime. Un secolo (quasi) esatto di scosse telluriche devastanti, morte, lacrime, distruzione, profezie millenaristiche, ma anche di incuria, sufficienza, approssimazione, superficialità nella prevenzione (prova ne siano le decine di edifici dell'Abruzzo costruiti con presunti criteri antisisma e sbriciolati senza pietà dall'ultimo terremoto). Un footage intinto nel sangue, un memento dell'assenza dello Stato, e forse anche di Dio, là dove c'è più bisogno di loro. A futura memoria...
In ricordo di Giuseppe Bonaviri
Di Franco La Magna

La sera del 21 marzo si è spento nella sua casa di Frosinone lo scrittore-poeta-saggista di Mineo Giuseppe Bonaviri, più volte finalista al Premio Nobel per la letteratura. Lo ricorda il critico cinematografico e storico del cinema Franco La Magna, che per un breve periodo è stato addetto stampa della Fondazione Bonaviri.
It's not a crime...
Mentre le TV e le case discografiche cercano di impedire la libera diffusione dei loro materiali attraverso la rete, dalla Gran Bretagna, ovvero dalla "culla" delle azioni più repressive nei confronti della libera circolazione di audiovisivi su Internet, giunge una proposta finalmente lucida e al passo coi tempi. A farsene promotore è Billy Bragg, storico folksinger e anarchico convinto. Assieme ad altri musicisti (Robbie Williams, Annie Lennox, David Rowntree dei Blur, David Gilmour dei Pink Floyd, i Verve, Ed O'Brien dei Radiohead), ha dato vita alla Featured Artists Coalition, una associazione che si propone di riscrivere le regole dell'industria discografica. Tra i punti salienti del documento che ha sancito la fondazione del movimento, la volontà da parte dei singoli artisti di detenere in prima persona i diritti delle loro opere e soprattutto la derubricazione del download e del peer to peer da parte di semplici utenti dalla casistica dei reati. La Featured Artists Coalition propone invece di far pagare ai siti web, alla communities e ai social networks dei diritti forfettari per lo sfruttamento di materiali audiovisivi di proprietà altrui a fini pubblicitari, e di lasciare contestualmente ampia libertà di accesso ai materiali stessi agli utenti. Una proposta che, a fronte dell'oscurantismo da Medioevo informatico che ci sta investendo in questi mesi, ha un sapore quasi "rinascimentale". Speriamo che si tratti davvero dell'inizio di una renaissance per la musica...
The Overlooker
Dieci anni fa, mentre era ancora intento al missaggio del suono di Eyes Wide Shut, moriva Stanley Kubrick, l'unico cineasta verso il quale sussiste, anche a distanza di tempo e a dispetto dei sempre più frequenti bradisismi critici, un'unanimità di consenso praticamente inscalfibile. Al di là della perfezione apollinea delle forme, i suoi film erano anche degli specchi (spesso deformanti) del nostro subconscio, sapevano scrutare al di là delle maschere e dialogare con il pubblico senza le perifrasiche e fuorvianti sovrastrutture del linguaggio verbale, con la sola forza dello sguardo. I film di Kubrick non erano semplicemente profetici o lungimiranti, erano davvero "oltre", sembravano provenire da un altrove sconosciuto e ciononostante, come i celebri strumenti ottici che la Zeiss modificò appositamente per Barry Lyndon, riuscivano a guardare più lontano degli altri. Ed è stato proprio questo "oscuro scrutare", tenace e inesorabile, a fare di Kubrick un artista e un matematico, un logico e un mistico, un fenomenologo e un visionario. Tutti gli opposti in un'unica soluzione, come forse non vedremo mai più al cinema.
La fine dell'infinito
Di CinemAvvenire
Il nuovo crash di Gmail (il secondo in meno di un mese), bloccato da un blackout di oltre tre ore nella giornata del 23 febbraio, viaggia sull'onda dell'allarmismo telematico sparpagliatosi in rete sulla scorta delle dichiarazioni, neanche ventiquattro ore prima, rilasciate da Roberto Gaetano, Vicepresidente del CdA dell'ICANN, in occasione di un seminario sulla rete tenutosi a Roma, secondo le quali entro il 2011 il web raggiungerà la saturazione di URL, ovvero taglierà il traguardo dei quattro miliardi di indirizzi, limen critico oltre il quale l'attuale piattaforma IP4 (che proprio nel 2011 festeggerà il trentesimo compleanno, essendo attiva già dal 1981) non potrà più essere stipata. Il rapido proliferare di previsioni millenaristiche ("il ritorno a una nuova barbarie") e richiami a una autoregolamentazione dell'utenza (censimento e anagrafe per gli indirizzi web, in modo da liberare lo spazio virtuale da tutti i domini inutili o inutilizzati) fanno il paio con le panacee (la nuova piattaforma IP6, che dovrebbe sostituire la IP4 e fornire nuovo spazio almeno fino al prossimo break-even point) ci offre la misura di quanto lo spazio virtuale che stiamo occupando anche in questo momento sia divenuto centrale nelle nostre vite. Anche perché siamo abituati a considerarlo infinito come l'universo: ma anche l'universo, per quanto grande possa essere, potrebbe avere dei limiti...
La stagione del caos
Di CinemAvvenire
1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino a oggi l'immobilità penosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
8. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! Poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. È dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.
(Filippo Tommaso Marinetti, 20 Febbraio 1909)
Morti e resuscitati
Dalle stelle alla polvere e dalla polvere a una pur faticosa prospettiva di palingenesi, per due personaggi che hanno inciso - ovviamente a diverso livello e con modi e metodi radicalmente differenti - il DNA culturale del panorama artistico e intellettuale dell'Italia degli ultimi trent'anni. Da un lato le delicate questioni penali che hanno investito Giuliano Soria, fondatore e presidente del prestigioso Premio Grinzane Cavour, tra i riconoscimenti letterari più rinomati ed elitari d'Europa, indagato per violenza sessuale (ai danni di un ex-dipendente, nientemeno) e malversazione; dall'altro il sospirato ritorno a casa di Francesco Nuti, dopo tre anni di blackout segnati da alcolismo, depressione, minacce di suicidio e un grave incidente che ha spedito lui in coma e fatto temere noialtri per la sua vita. Una "morte" - il Premio Grinzane Cavour 2009 è stato annullato - e una rinascita, con le bizzose oscillazioni sinusoidali del Caso e del Destino a menare beffardamente le danze.
Dissolvenza a nero
Lo spazio che CinemAvvenire dedica al "colore", alle immagini, allo sguardo, al colpo d'occhio istantaneo, talvolta estemporaneo, oggi si tinge di nero a titolo di partecipazione (anche se solo simbolica, per un sito "importunamente bianco" come il nostro) alla Giornata del Risparmio Energetico 2009. E anche se ci rimettiamo, vogliamo suggerirvi: per alcuni giorni, finché vedrete questa immagine campeggiare dove la vedete ora, provate a spegnere il PC dieci minuti prima dell'orario abituale. Un piccolo passo per l'uomo...
Contro l'oblio
Centomila firme in un pugno di giorni per un appello online sono cifre che dovrebbero far riflettere più di quanto questo spazio ci conceda. Soprattutto se, come nel caso dell'appello Rompiamo il silenzio, si tratta di un grido d'allarme levato in primis da alcuni intellettuali di primissimo piano (Claudio Magris e Umberto Eco fra gli altri) - tra i pochi sopravvissuti - della nostra cultura, e riecheggiato quasi all'unisono da una notevole massa di cosiddetta - e sia detto senza alcuna accezione deteriore - "gente comune", di ogni estrazione sociale, censo, professione, età e orientamento politico. La spia di un disagio diffuso nei confronti non solo - e non in maniera precipua - della crisi che attanaglia l'Italia, ma in particolare (e il manifesto della petizione lo esplicita chiaramente) verso l'inadeguatezza delle personalità politiche e istituzionali chiamate a farvi fronte, e degli strumenti etici e intellettuali di cui esse dispongono. Anche qui, con una copertura assolutamente trasversale ed ecumenica dell'asse parlamentare e persino extraparlamentare, da destra a sinistra e ritorno. La riprova che non siamo di fronte al solito rigurgito di qualunquismo acuto, né al cospetto di una chiamata alle armi, ma a un gruppo di cittadini che non riesce più ad abbassare lo sguardo e fare finta di niente di fronte al comatoso deperimento etico e sociale del nostro paese, è tutto nella lucidità delle dichiarazioni che compongono il manifesto della petizione, reperibile, fra l'altro, sul sito di Libertà e Giustizia (www.libertaegiustizia.it) e su Repubblica.it. Dateci un'occhiata, e poi decidete se aderire o meno. In piena libertà, ma anche in piena coscienza, come si usa nei paesi che meritano di essere definiti civili.
Uomini, streghe, conigli
Malgrado due Pulitzer in bacheca, milioni di copie vendute in tutto il mondo e una celebre trasposizione cinematografica come Le streghe di Eastwick (dopo quella, meno fortunata, di Rabbit, Run operata da Jack Smight), John Updike non è mai stato un top player della letteratura mondiale: semmai un dignitoso "numero due", di quelli che insidiano continuamente la leadership a capofila sufficientemente scafati o assistiti dagli astri da respingere anche gli assalti più pericolosi. Artisticamente, Updike è stato figlioccio di Francis Scott Fitzgerald, fratellastro di John Irving e J.D. Salinger, padrino del Richard Yates di Revolutionary Road issato sugli scudi negli ultimi mesi grazie alla pellicola di Sam Mendes: nessuna consanguineità diretta, molte collaterali, indici di un'alterità nascosta dietro un immaginario condiviso. Perché l'America provincialotta e mediocre di Updike, abitata da creature modeste e dimesse come la "saga del Coniglio" che gli ha dato gli spicchi più consistenti di notorietà, o assolutamente straordinarie come le streghe di Eastwick che lo hanno proiettato per un istante nell'empireo dei protegés di Hollywood, contiene tutte le contraddizioni e le irriducibili impurità di un paese refrattario a ogni reductio ad unum. Updike era cosciente di tutto ciò, e l'America dei suoi romanzi e racconti è cacofonica, dissonante, eccentrica, ossimorica. Soprattutto, non è mai una sola, come dimostra il suo penultimo romanzo, e uno dei suoi maggiori capolavori, Terrorista. John Updike è morto il 27 Gennaio 2009 nella sua residenza a Beverly Farm, nel Massachusetts, stroncato da un cancro al polmone che lo tormentava da tempo: aveva 76 anni. Leggendo queste ultime righe, avrebbe sicuramente affermato che questi dettagli non hanno alcuna rilevanza per il lettore.
Accadde a Cupertino
Cupertino, California, 24 Gennaio 1984: la Apple Computer Inc., azienda rampante del settore informatico su larga scala, licenzia il primo esemplare della serie Macintosh. Al di là del simpatico nome - deriva da una qualità di mele di origine inglese -, fu questo prototipo a dare il via alla rivoluzione copernicana che sta alla base del modo di utilizzare il PC come state facendo voi in questo momento. La Apple aveva previsto tutto, ma soprattutto lo aveva progettato e sviluppato: il mouse, l'interfaccia grafica (la celebre GUI, ovvero graphical user interface, pensata per i potenziali clienti digiuni di DOS e di altri esemplari di CLI, command line interface), le applicazioni dedicate, programmi di scrittura user-friendly, il floppy disk da tre pollici e mezzo in luogo del vetusto cinque pollici e un quarto, persino - in proiezione futura - l'accesso alla rete. Poi arrivarono Microsoft e Bill Gates, si aprì una vicenda più malmostosa di plagi reciproci e ripicche, copyright precari e schermaglie di mercato. Tuttavia il Mac rimane ancora oggi, tramontata l'era dei 128k e abbandonata ogni forma di pionierismo, l'avanguardia per eccellenza del settore informatico, l'ala progressista del mondo dei computer al cospetto dei "conservatori" del PC. Sempre un passo avanti, anche se chi arriva dopo si vanta di migliorare sistematicamente risultati e prestazioni: ma vuoi mettere la soddisfazione - e la credibilità - di aprire la strada...



