Materiali
ÉRIC ROHMER: Il filologo della realtà
Di Matteo Marelli

Un ricordo di Éric Rohmer, cineasta, critico e teorico tra i più lucidi e illuminati della seconda metà del Novecento.
BOTTE DI FINE ANNO
Da Berlusconi a Benedetto XVI, l'anno solare 2009 si chiude all'insegna di risse e sganassoni degni di un film con Bud Spencer e Terence Hill (il cui ultimo lavoro in coppia, destino ha voluto si intitolasse Botte di Natale...). Si chiude soprattutto con un curioso unisono di rigetto violento e (auto)distruttivo nei confronti delle maggiori autorità politiche (sì, anche il capo di stato del Vaticano è innanzitutto un politico...) residenti sul territorio italiano. Forse che le famigerate "fabbriche dell'odio" abbiano preso residenza presso un perito elettronico di Cesano Boscone e una giovane svizzera, entrambi con problemi psichici? O magari, più semplicemente, la misura di sopportazione nei confronti delle suddette autorità è colma? Ai sopravviventi di questo ammaccato 2009 la non troppo ardua sentenza...
MEET THE MEDIA GURU: Edgar Morin
Di Matteo Marelli

Edgar Morin, inviato da Meet the Media Guru, network attivo dal 2005 sul territorio milanese, a riflettere sulle implicazioni connesse all'impiego, ormai quotidiano, di internet, ha lanciato un allarme sulle preoccupanti conseguenze a cui potrebbe condurre la progressiva tendenza all'iperspecializzazione.
Through the Barricades
Erano i giorni del calcestruzzo divelto a mani nude, degli echi delle musiche di Roger Waters, della retorica di Wind of Change dei rockers teutonici - di Hannover - Scorpions ("fai suonare la tua balalaika con la mia chitarra"...), delle danze a torso nudo, di parenti e amici separati da trent'anni che a stento riuscivano a riconoscersi. Erano i giorni delle garitte abbandonate e delle vedette che deponevano le armi, i giorni delle lacrime di Erich Mielke, spietato Direttore della STASI, che dichiarava di aver spiato per anni migliaia di persone per amore del popolo tedesco. Ed erano i giorni in cui le piccole e tossicchianti Trabant dell'Est facevano irruzione al di là del muro, colorate nelle maniere più assurde e fantasiose. Era il 9 Novembre 1989, e decisamente non sembra ieri.
La piccola cineteca degli orrori
Di Emiliano Baglio

I due fondatori di «Nocturno» a caccia del meglio dell'exploitation internazionale.
Una vita difficile
"Oggi ho saputo che due miei compagni di squadra si sono beccati l'influenza suina. Ora siamo a rischio epidemia, e io ho seriamente paura di ammalarmi. Che vita di merda". Firmato Claude Makélélé, centrocampista del Paris Saint-Germain, campione del mondo con la Francia del 1998 e vecchio combattente dei campi da gioco (ha giocato con Chelsea e Real Madrid). È solo uno degli ultimi "contributi eccellenti", e assolutamente spontanei, alle fortune del sito www.viedemerde.fr, autentico crack del mondo di Internet d'Oltralpe. Nato come un semplice blog messo su da un ventenne frustrato, oggi è un sito che ha preso esempio da modelli eccellenti - il cliccatissimo blog britannico ihatemylife.com - e ha fatto a sua volta da pattern per emuli in patria (www.ratersavie.com) e all'estero (l'americano www.fmylife.com, dove la f sta per fuck, ovviamente), vanta circa tre milioni di contatti mensili e fattura come una piccola azienda grazie alla pubblicità e al merchandising (è da poco uscito un libro di "frasi celebri"). Un cahier de doléances pubblico e open-source, come si conviene al mondo della rete, che riflette il disagio diffuso nel paese dell'austerity promulgata a oltranza da Sarkozy e dei venticinque suicidi (più quaranta tentativi non andati a segno) di France Télécom. In Italia non ha ancora attecchito, e la cosa suona un po' strana, dato che i contributors non mancherebbero. Ultimo dei possibili adepti, un signore in giacca e cravatta il cui nome comincia per P e il cognome per M...
Vecchi e nuovi mondi
Di CinemAvvenire
I Nobel hanno un significato innanzitutto politico e simbolico. E quelli per la letteratura e la pace del 2009 sembrano fatti apposta per moltiplicare all'infinito tale valenza. Se la tedesco-rumena Herta Müller, anticipatrice dell'Europa delle diaspore e dell'ibridazione culturale, ha raccontato nei suoi romanzi i paradossi e le angosce quotidiane dell'ormai "vecchio" Novecento, sotto forma di dittatura del regime Ceauşescu, Barack Obama - a prescindere dal fatto se meriti o meno l'onorificenza - è il simbolo di un nuovo modo di guardare alla politica, alla diplomazia e ai rapporti fra i popoli, forse una proiezione utopica, di sicuro un elemento di segno opposto alle tante anti-utopie della letteratura del secolo scorso. Il volere delle prestigiose commissioni che sovrintendono all'assegnazione dei premi li hanno uniti in un ideale abbraccio, quasi a sancire un ideale passaggio di consegne fra i vecchi mondi di ieri e quello che un giorno, forse, sarà un mondo realmente "nuovo".
Uomini al crepuscolo
Era il 2 ottobre del 1959 quando sugli schermi della CBS andò in onda il primo episodio della serie The Twilight Zone, che di lì a poco verrà conosciuta anche in Italia (anche se mai nella sua totalità) come Ai confini della realtà. La creatura di Rod Sterling, nata come uno dei tanti prodotti medi del network, dopo un inizio in sordina divenne in breve tempo una vera e propria liturgia, un pezzo di cultura popolare con cui l'America si metteva per pochi minuti a scrutare le mille declinazioni possibili del perturbante, per tramite di una congerie di ordinary men messi hitchcockianamente a contatto con eventi straordinari. Inutile sottolineare quanto la serie sia stata seminale per la TV, ma anche per il cinema, non solo americani: lo hanno certificato, negli anni, figure autorevoli come Steven Spielberg e Stephen King. Così come è inutile ricordare come senza il lavoro di Sterling non ci sarebbero state serie come The X-Files, e registi come M. Night Shyamalan oggi forse farebbero un altro mestiere. Oggi, con 310 dieci episodi complessivi alle spalle e due tentativi di revival, uno nel 1985 e l'altro nel 2002, la memoria storica di questo pezzo bruto di pop culture giace fra le memoriabilia della stessa, nell'attesa che il mondo sia nuovamente pronto a specchiarsi nell'ignoto.
Mao e la rivoluzione
L'1 ottobre 2009 la Cina non festeggia i sessant'anni di autarchia, autocrazia, dittatura o governo del popolo (a seconda di come si legga, a livello ideologico, la fondazione della Repubblica Popolare di Pechino). Celebra piuttosto l'inizio di quel processo che l'ha condotta a essere, oggi, l'ammiraglia dell'economia mondiale. Un governo socialista molto sui generis, quello cinese, che ha controllato e statalizzato tutto ciò che ha potuto, ma che quando l'ha trovato vantaggioso ha saputo dare pieno sfogo alla libera impresa. L'avvio di un bizzarro effetto-elastico che l'ha portata dapprima ad allontanarsi dall'ideologia capitalista, e poi a sbatterci contro, sgretolandone certezze e ruoli consolidati. Oggi la Cina ci guarda dallo specchietto retrovisore come una fuoriserie osserva altezzosa un'utilitaria che arranca nel tentativo di restarle in scia. E ciò dimostra che Mao Tse-tung, con il suo complice travisamento del "verbo" di Karl Marx, era in realtà colui che ne aveva compreso, prima e meglio di tutti, i significati più profondi. Intanto a Pechino è tutto un tripudio di festoni, marce, spettacoli, orchestrati dalla sapiente regia di un "gran cerimoniere" d'eccezione come Zhang Yimou: pare quasi Hollywood. O forse è Bollywood?
Gogol' bicentenario: Roma 2009
Di Emiliano Baglio

Una serie di eventi culturali a Roma per celebrare i duecento anni dalla nascita dello scrittore e drammaturgo russo.
Scusi, dov'è Vicolo Corto?
Di CinemAvvenire
Mentre la Hasbro si prepara a riscrivere le coordinate toponomastiche del gioco da tavolo più giocato del mondo (record certificato dal Guinness dei Primati), e antiche controversie legali fra la Parker Brothers e il creatore del gioco Charles B. Darrow riemergono da archivi polverosi e cronache senza riscontri, Monopoly o Monopoli, che dir si voglia, continua a macinare imperterrito chilometri e anni di vita. Cambiano i nomi (dalla versione italiana spariranno le vecchie denominazioni delle vie, sostituite dalla toponomastica milanese più recente), cambiano le versioni (tra cui una, francamente orrenda, ispirata alle città dell'Unione Europea), ma se da tre quarti di secolo - anno di nascita 1934 - questa plancia di cartone verde, con i suoi cartoncini di imprevisti e probabilità, rimane l'unico posto in cui ci si diverte a ipotecare la propria casa o andare in prigione, un motivo ci sarà... Sarà forse l'ultimo esorcismo anticrisi che ci rimane?
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