


Giovedì 01 Maggio 2008 13:00
Mondi che cadono. Il cinema di Kurosawa Kiyoshi
Di Sergio Di Lino
Una delle personalità autoriali più enigmatiche e indecifrabili del cinema contemporaneo in un saggio trasversale e approfondito
Ci vuole una certa dose di coraggio, o forse di incoscienza, nel licenziare un volume su Kiyoshi Kurosawa (o Kurosawa Kiyoshi, come recita il titolo del volume medesimo, e come vorrebbe l’esatta dizione giapponese, peraltro non in uso in Occidente) delle dimensioni e della statura di "studio analitico", come questo pubblicato (ormai circa un anno fa) dalle Edizioni Il Castoro: Kurosawa, tra i più puri "creatori di forme" del cinema contemporaneo – motivo in virtù del quale chi scrive ha nei suoi confronti una dedizione che lambisce il fanatismo –, ma anche una delle personalità autoriali più enigmatiche e indecifrabili, è celebre in Italia in misura inversamente proporzionale al coefficiente di innovazione che permea i suoi lavori. Dei suoi film, il solo Kairo si è affacciato in Italia, nell’agosto del 2006; ovvero a oltre sei anni dalla sua realizzazione (uscita giapponese: 3 febbraio 2001), e solo per fare da apripista al Pulse di Jim Sonzero, che di Kairo è il pallido remake. Altro particolare che, forse in misura ancora più cospicua, restituisce il coefficiente di rischio di un’operazione editoriale del genere: Mondi che cadono. Il cinema di Kurosawa Kiyoshi, questo il titolo del volume, è opera di un autore all’epoca non ancora trentenne, Giacomo Calorio, giovane nipponologo (traduce fumetti e cartoons del Sol Levante), collaboratore del Museo Nazionale del Cinema di Torino e soprattutto Vicepresidente e animatore di neo(N)eiga, associazione culturale torinese impegnata nella promozione del cinema giapponese contemporaneo. Quasi un parvenu per iniziative di tale portata.
Ebbene, l’indennità di rischio è stata ammortizzata con gli interessi, perché il volume di Calorio è un’opera preziosa e approfondita, capace di attraversare trasversalmente il mastodontico e spesso misterioso corpus di opere di Kurosawa con le armi affilate dell’analisi, senza indulgere in sterili accademismi né ottuse semplificazioni da otaku più interessati alla magnificazione dell’oggetto del loro culto che non all’analisi dell’apparato linguistico che costituisce l’ossatura del suo lavoro.
A Mondi che cadono. Il cinema di Kurosawa Kiyoshi manca soltanto, ma è forse una mancanza endemica e irrinunciabile, una parallela sistemazione diacronica dell’opus kurosawiana, rimpiazzata da un’accurata filmografia. L’autore predilige infatti lo svisceramento di "grandi temi" e figure retoriche, l’individuazione di stilemi consolidati e ricorrenti, i rimandi e gli apparentamenti a una tradizione iconografica nipponica – ma non solo – che denuncia più di un punto di fuga dall’adesione a un universo referenziale eminentemente cinematografico.
I problemi di stile e linguaggio sono centrali e persino fondanti nel libro di Calorio, che proprio per questo motivo stipa la sua ampia trattazione di exempla adeguatamente corredati di un ampio portfolio fotografico (piccole e in bianco e nero quelle incorporate nel testo, grandi, a colori e su carta lucida quelle che costituiscono l’entr’acte inserito a metà volume).
Ad arricchire il corpo centrale dei saggi di Calorio, oltre all’introduzione di Alberto Barbera e la preziosa postfazione sul cinema giapponese contemporaneo firmata da Dario Tomasi (un doppio imprimatur che si fa automaticamente garante della bontà del volume, su un versante per quel che riguarda il côté afferente al Museo del Cinema, e sull’altro per quanto concerne il placet accademico di uno dei docenti dell’Università di Torino, non a caso uno degli esperti par excellence di cinema nipponico in Italia), contribuiscono una ricca prefazione di Tom Mes, due belle e lunghe interviste al regista realizzate in due momenti diversi (la seconda in collaborazione con Francesco Giai Via), la succitata filmografia, una segnalazione delle pubblicazione in DVD dei film di Kurosawa (a cura di Fabio Rainelli) e una bibliografia "ragionata" – forse sin troppo, nel senso che probabilmente c’erano altri validi testi da segnalare – curata da Cinzia Chiarion.
Giacomo Calorio
Mondi che cadono. Il cinema di Kurosawa Kiyoshi
Edizioni Il Castoro, Milano 2007
Pagine: 282
Prezzo: € 22.00


