Autore
Vera Agosti
Titolo
La figura del clown. Metafora della condizione umana
Editore
Firenze Atheneum
Luogo e Data
Firenze, 2005
Pagine
148
Prezzo
€ 12.80
Mercoledì 13 Agosto 2008 13:46
La figura del clown. Metafora della condizione umana
Di Katia Rosi

Un appassionante viaggio all'interno delle diverse configurazioni del clown, dall'antichità ai giorni nostri.
“Nessuno, neanche il mondo intero, avrebbe potuto impedirgli di essere se stesso. Se davvero era un clown, allora doveva esserlo fino in fondo, da quando apriva gli occhi al mattino, fino a sera, quando li richiudeva. In stagione e fuori stagione, a pagamento o per il semplice piacere […] senza cerone, senza trucco, senza costume […]. Essere così totalmente se stesso che si sarebbe vista solo la verità, che ora gli
bruciava dentro come un fuoco”. Così l’intramontabile Henry Miller, nella seconda metà degli anni Quaranta, descriveva il clown Augusto, protagonista del suo The Smile at the Foot of the Ladder; dalla lettura e dall’attento studio di questa e di altre importanti monografie sull’arte del divertire (ma non solo!), quali L’arte del clown di Jacques Fabbri, Ritratto dell’artista da saltimbanco di Starobinski, la novella La Fanfarlo di Charles Baudelaire, ma soprattutto da una vera e propria esperienza sul campo della sua autrice, di cui parleremo tra breve, prende forma un saggio intenso e affascinante tanto quanto la realtà microcosmica di cui si occupa: La figura del clown. Metafora della condizione umana, scritto e fortemente vissuto dalla giovane magentina Vera Agosti.
“Un pomeriggio di giugno, incantata da un meraviglioso tepore di prima estate, gironzolavo per le alzaie dei Navigli alla ricerca di un lavoro, quando mi sono imbattuta in un crocchio di clown festosi […]. Tra di loro c’era un mio caro amico, un attore simpatico e generoso, ma altrettanto sconosciuto e pressoché squattrinato […], il quale ebbe la brillante idea di perorare la mia causa presso il capocomico […]. La sera seguente, mi ritrovai vestita da Pierrette a girare con loro per i pub dei Navigli”. Queste poche frasi, che possono apparire a tutta prima come l’incipit di un romanzo d’appendice, o chissà, di un racconto che promette vicende fantastiche e inattese, condensano piuttosto l’inizio di un’avventura di vita nel mondo dei saltimbanchi, un viaggio che, come lei stessa racconta, Vera Agosti ha compiuto in prima persona, entrando a stretto contatto, seppur per un breve periodo, con l’affascinante e quanto mai sconosciuto microcosmo dei clown; una realtà che da sempre diverte, stupisce, talvolta inquieta e spaventa, ma che al contempo incuriosisce e spinge addetti ai lavori e non a penetrarla e sbrogliarne le oscure trame. Cosa si nasconde sotto un naso rosso vermiglio, un’espressione talvolta corrucciata che all’improvviso si trasforma in un sorriso smodato, un abito stravagante e pose e gesti spesso insulsi? A questa domanda e a molte altre curiosità sembra voler dare risposta questo lavoro, peraltro molto curato, che incontra la nostra approvazione perché non solo scritto sapientemente e arricchito con citazioni d’autore e valutazioni
meditate ma anche perché, mai criptico, è spesso piacevolmente velato di piccole venature sentimentali che evidenziano la partecipazione emotiva dell’autrice al suo studio.
La scelta della Agosti è quella di puntare su di una ricostruzione storica della figura e del ruolo sociale del clown nei secoli, arricchendo e al contempo corroborando
puntualmente l’altrimenti scarno percorso cronologico con passi e testimonianze sull’argomento tratte dalla più celebre letteratura europea (tra i molti testi citati dall’autrice, ritroviamo passi ed esempi tratti, solo per riportarne alcuni, da The Two Gentlemen of Verona e As You Like It di William Shakespeare; dal Marchand d’habits di Gautier; da John Gabriel Borkman di Henrik Ibsen; da Waiting for Godot di Samuel Beckett). 13 i capitoletti in cui si articola il libro-saggio: 1. La storia; 2. Il clown nel teatro preshakespeariano; 3. Il fool nel teatro shakespeariano; 4. Il gracioso; 5. La Commedia dell’Arte; 6. Il clown nel tardo romanticismo-decadentismo francese; 7. Charles Baudelaire; 8. Georges Rouault; 9. Henry Miller; 10. Henrik Ibsen e Samuel Beckett; 11. Heinrich Böll; 12. It di Stephen King; 13. Dario Fo; un cammino lungo e tortuoso, ma quanto mai fascinoso e interessante, che ci accompagna via via alla scoperta del lento affermarsi della figura clown: a partire dalle prime apparizioni dei personaggi clowneschi, fatte risalire solitamente alle Dionisie, le grandi feste antiche in onore del dio greco Dioniso, conosciuto dai Romani come Liber o Bacco, fino ad arrivare ad alcune annotazioni su un “saltimbanco dell’anima”, nonché mito del nostro tempo quale Dario Fo, passando per l’italianissimo fenomeno cinquecentesco della Commedia dell’Arte, con qualche accenno al mondo circense, al giullare, al fool inglese e al gracioso spagnolo, senza dimenticare di analizzare un esempio spaventoso di clown, ovvero l’It del celebre scrittore horror americano Stephen King, Vera Agosti dipinge a più tinte il ritratto di questo fascinoso personaggio, da sempre allegro e nato per suscitare risate e buon umore, amico dello svago, del passatempo, del divertimento, ma anche portavoce libero e spassionato del malessere delle classi sociali meno fortunate (è interessante notare, tra l’altro, che “clown”, termine di probabile origine basso-tedesca, nel suo senso più proprio significa “contadino”), icona (che non ti aspetti!) della tristezza, dell’interiorità, e più in particolare immagine di se stesso, di ogni uomo, della verità più vera, che anche se celata da insoliti travestimenti e soffocata da gesti convenzionali, trova sempre spazio per esplodere, tra una risata sguaiata e una lacrima.


