


Mercoledì 23 Gennaio 2008 13:00
Il sistema Fenech
Di Paolino Nappi
Insegnante, pretora, dottoressa, poliziotta… Fenomenologia di una diva all’italiana. Con una tesi
E se Edwige Fenech, l’ubertosa star delle commedie scollacciate, la soldatessa alle grandi manovre, l’insegnante che viene a casa, la dottoressa del distretto militare, se insomma la Fenech nazionalpopolare fosse un’icona dell’emancipazione femminile post-sessantottesca? Eh, sì, avete capito bene… D’altronde basterebbe studiare i testi con "occhio critico". E smaliziato. Qualsiasi personaggio ella interpreti, la Fenech rimane di fatto sempre un oggetto del desiderio inattingibile: circondata da maschi allupati che tutt’al più riescono a esercitare sedute straordinarie di scopofilia, lei, la sacerdotessa inattaccabile che esercita un uso spregiudicato del proprio corpo, riesce a mantenere una dignità altissima facendo emergere allo stesso tempo le mostruosità e le insicurezze dei galletti italioti. Il sistema Fenech altro non sarebbe che l’attuazione costante di uno schema fisso: un manipolo di infoiati più o meno ridicoli (tra cui l’immancabile professionista che si vuol fare l’amante) alle prese con "una montagna troppo alta da scalare". Le illimitate variazioni innestabili su di una struttura fissa dipendono unicamente dalla fantasia di regista, sceneggiatori e attori. E poco importa se alla fine la bella Edwige finisce quasi sempre per cedere alla corte del figlio di papà belloccio: la cosa ha molto più a che fare con le regole del comico che con una dichiarazione "politico-ideologica".
È questa la tesi – tutto sommato nemmeno tanto peregrina – che sottende il gradevole volumetto che Andrea Pergolari consacra all’attrice che più di tutte ha saccheggiato l’immaginario erotico dell’italiano medio. Partendo dagli esordi semisconosciuti e passando per i gialli erotici prodotti dallo "scopritore" e pigmalione Luciano Martino, per arrivare alla definitiva consacrazione comica avvenuta con L’insegnante (1975) e confermata dalle successive commedie (un successo dietro l’altro per almeno un decennio), l’autore ricostruisce la lunga carriera di un’autentica diva del cinema popolare di casa nostra, che peraltro non ha disdegnato qualche non sporadica incursione televisiva (oggi, per inciso, la Nostra è un’affermata produttrice "seria"). Come per gli altri volumi della fortunata collana di Un Mondo a Parte dedicata agli "oggetti" cult nazionali, la parte del leone la fanno le schede dei singoli film interpretati dall’attrice franco-algerina, arricchite da stralci di recensioni d’epoca e di valutazioni critiche più recenti (testo di riferimento d’obbligo, il dizionario di Marco Giusti). Prima però Pergolari illustra la suddetta tesi, per fortuna senza prendersi mai troppo sul serio né prodursi in inutili sfoggi di cinefilia trasheggiante, e lo fa per mezzo di una gustosa "epitome in forma di epistola", in cui pure non si sottrae alla più che legittima tentazione di stilare una top ten della divina (da confrontare, ovviamente, con la vostra personale classifica).
Tre interviste – al regista Mariano Laurenti, al produttore ed ex-marito Luciano Martino e allo sceneggiatore Franco Verucci – costituiscono altrettanti ritratti della diva, oltre che essere preziose testimonianze di prima mano su un cinema e un mondo invero "a parte". Forniscono poi ulteriore sostanza al libro un’antologia di gustose pagine critiche (imprescindibili quelle riconducibili alla cosiddetta scuola di Genova di Buttafava, Grmek Germani, Turroni, i primi a riscoprire, in tempi assolutamente non sospetti, le peculiari qualità di un "cinema che cercò di adattarsi a una crisi storica, di far sopravvivere le sue sale e i suoi mestieri resistendo a petto nudo, e culo in aria, contro la preponderante forza della TV", per citare un altro critico illuminato che ha avuto modo di esprimersi su Edwige, Alberto Farassino). Conclude l’opera un pugno di battute e "spigolature" e la consueta galleria illustrata di personaggi, attori, maestranze: dai registi Carnimeo, Girolami, Cicero, Tarantini, al direttore della fotografia Giancarlo Ferrando, allo sceneggiatore Francesco Milizia, agli attori Renzo Montagnani, George Hilton, Lino Banfi… Da segnalare, ancora, la divertita e dottissima introduzione vergata da Guido Vitiello, che discettando sulla "impermeabilità alla bassezza" della Fenech nonché sugli attributi dell’Eterno Femminino, impreziosisce la breve prolusione con insospettabili citazioni da Balász, Baudelaire e – nientemeno – dal padre della Chiesa Giustino.
Se poi, sfogliando il libro, qua e là fa capolino anche qualche immagine, allora la lettura di Il sistema Fenech, per dirla con la Diva, può farsi ancora più agréable.
Andrea Pergolari (a cura di)
Il sistema Fenech
Un Mondo a Parte, Roma 2007
Pagine: 198
Prezzo: € 16.00


