Autore
Marcello Gagliani Caputo, Sergio Gualandi, Andrea Salacone
Titolo
Bad Boys. La figura del Cattivo nell'immaginario cinematografico
Editore
Morpheo
Luogo e Data
Rottofreno (PC), 2008
Pagine
352
Prezzo
€ 18.00
Lunedì 27 Aprile 2009 20:07
Bad Boys. La figura del Cattivo nell'immaginario cinematografico
Di Raffaele Monti

Un volume per chi desidera essere introdotto alla figura del villain nel cinema.
“Più è riuscito il cattivo, più è riuscito il film”.
(Alfred Hitchcock)
L’importanza della figura del villain nella Storia del Cinema è talmente assodata che a parlarne si rischia sempre di risultare banali. Del resto, si sa, la macchina cinema è un porto di approdo, più che un canale di sfogo, delle proiezioni del nostro inconscio. Bad Boys. La figura del Cattivo nell’immaginario cinematografico è un libro scritto a sei mani da Marcello Gagliani Caputo, Sergio Gualandi e Andrea Salacone, che raccoglie le bio-filmografie ragionate degli attori “più cattivi” del grande schermo, specialmente quelli che hanno legato il proprio nome a un personaggio negativo (se di negatività si può parlare) in modo indissolubile.
Dopo un’introduzione, breve e a dire il vero abbastanza trascurabile, a opera degli autori, la prima delle sei parti di cui il volume è costituito è dedicata ai primissimi cattivi dell’arte cinematografica. Tra questi, spicca quel Max Schreck sagoma indimenticabile dell’horror senza età Nosferatu. Su Schreck e su Nosferatu se ne sono dette di tutti i colori, sono state create leggende (Murnau, il regista, era il vero Nosferatu? Max Schreck era un vampiro?), e se oggi possiamo gustarcelo in tutto il suo splendore gotico ed espressionista, dobbiamo considerarci fortunati perché la vedova del regista ha tentato, invano, di distruggere tutte le copie esistenti del film!
La seconda parte è sui villains e le icone più truci degli anni Trenta e Quaranta: da Peter Lorre, dal profilo inequivocabile (e una vita da tossicodipendente da morfina), a James Cagney, insospettato ballerino, da Bela Lugosi, sulla cui morte vige una curiosa e inquietante leggenda, a Boris Karloff, personalità umile fuggita di casa per inseguire il proprio sogno, nonché sposato ben cinque volte e dalla biografia segnata da un epilogo piuttosto triste, immobilizzato su una sedia a rotelle.
Gli anni Cinquanta e Sessanta (terza parte) sono concentrati su Vincent Price, il portamento nobile di Christopher Lee (attore di origini italiane), l’ambiguità dei personaggi di Peter Cushing e la vita travagliata di Robert Mitchum, qui giustamente ritratto come un antesignano del bad boy moderno, in primis per il côté religioso di alcuni suoi personaggi (si pensi a La morte corre sul fiume di Charles Laughton). Dispiace invece constatare la scarna nudità del trattamento dell'Anthony Perkins di Psycho, avendo l’attore vissuto tanti controversi episodi nel corso della sua esistenza, fonti di potenziali e accattivanti parallelismi con il personaggio psicopatico che lo ha consegnato agli annali della memoria della Settima Arte.
La quarta parte sugli anni Settanta e Ottanta è incentrata su cinque attori di grande appeal della penultima generazione: Dennis Hopper, Jack Nicholson, Robert Englund, Malcolm McDowell e Klaus Kinski. Lasciando correre una analogia alquanto azzardata che Marcello Gualandi Caputo propone tra McDowell ed Englund (sic!), sono vari gli aneddoti di questa sezione a catturare la curiosità del lettore: il litigio dell’appena ventiduenne Hopper col regista Henry Hataway e il tremendo flop di Fuga da Hollywood; la, a dir poco, clamorosa scoperta di Nicholson di essere figlio della sorella nonché nipote della madre (!) in età fortemente avanzata grazie a un reportage della rivista «Time» nel 1974; l’idea di Kubrick di far interpretare Napoleone allo stesso Nicholson nel progetto mai andato in porto più ambizioso del regista newyorkese; il passaggio da un opposto all'altro di Englund da alieno buono (nella serie cult degli anni Ottanta I Visitors) a incarnazione del male (in Nightmare on Elm Street e relativi seguiti); l’autorialità di McDowell nel personaggio di Alex in Arancia meccanica, essendo stato lui a proporre spontaneamente il sottofondo di Singin’ in the Rain durante la scena dello stupro; infine, i tanti, malati, aspetti della assurda personalità di Kinski, che pare un uomo scampato a vita dalla clinica per malattie mentali (e il libro ci risparmia pure eventi ben più inquietanti che lo stesso Kinski ha confessato negli anni, come il sesso consumato con la sorella…).
La quinta parte, indirizzata al cammino verso il nuovo secolo, è la più fornita di nomi e date in assoluto. C’è il certosino lavoro di Anthony Hopkins nel tratteggiare Hannibal Lecter in Il silenzio degli innocenti attraverso una rigida limitazione gestuale (ottimo mix di economia e concentrazione); ci sono i precedenti da vero cattivo ragazzo di Kevin Spacey in età scolastica, tra incendi dolosi, liti ed espulsioni; la sottolineatura della grande tensione fisica espressa da Robert De Niro, ma anche della caricatura da “cuccioline-killer” creata da John Travolta in Pulp Fiction; gli esordi affascinanti di Kevin Bacon a Broadway (con Sean Penn e Val Kilmer) nel 1983 e quelli sorprendenti (da ballerino!) di Christopher Walken in un musical con Liza Minnelli; le infanzie di Gary Oldman (con padre alcolista) e Ralph Fiennes (ha abitato 15 case diverse!), e l’adolescenza “porno-soft” (!!!) di Willem Dafoe; senza dimenticare John Malkovich, memorabile cattivo di Le relazioni pericolose di Stephen Frears.
La sesta e ultima parte di Bad Boys. La figura del Cattivo nell’immaginario cinematografico è per le bad girls, da non confondere con le dark ladies. Le notizie fornite su Barbara Steele e Isabelle Huppert sono le più interessanti.
È difficile affermare che di un’opera come Bad Boys. La figura del Cattivo nell’immaginario cinematografico se ne sentisse il bisogno, considerate le modalità catalogative di sviluppo del topic centrale (neanche particolarmente eccelse, vedi la bibliografia estremamente limitata per un tomo di 352 pagine) e il tema trattato altrove in modi ben più interessanti, ma si deve ricordare che spesso sono libri come questi, volutamente basic ed essenziali, a introdurre un neofita all’amore per il cinema… A nostro parere, Bad Boys. La figura del Cattivo nell’immaginario cinematografico è essenzialmente questo: un libro di iniziazione alla fascinazione del cattivo sul grande schermo. Buona lettura.


