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Giovedì 09 Agosto 2007 13:00

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Anno Zero. Il cinema nell'era digitale

L’avvento della "nuova era" delle immagini in movimento trasfigurate in immagine di sintesi

Negli ultimi anni il numero di pubblicazioni riguardanti il video digitale è certamente cresciuto. Prima sulla scia dei film d’animazione digitali e degli effetti speciali, più di recente per un diffuso interesse per i film girati in DV e in altri formati, fino all’alta definizione.
Questo Anno Zero si pone certamente in questo filone, e attraverso una precisa cronologia, ripercorre la storia dell’immagine elettronica – analogica prima, digitale poi – insieme ad autori diversi per formazione e intenti come Zbigniew Rybczynski, Peter Greenaway, George Lucas, Aleksandr Sokurov, Mike Figgis, David Lynch, Michael Mann, Lars von Trier e altri. L’intenzione è quella di mostrare un percorso che dalle prime sperimentazioni di video applicato al cinema (si parte dall’introduzione del video assist sul set di Hollywood Party di Blake Edwards) arrivi all’alta definizione, e al superamento della pellicola per una sua definitiva "consegna" agli scaffali delle cineteche. Da qui la nascita di un "nuovo" cinema interamente digitale (il fatale "Anno Zero" del titolo, appunto).
Il percorso disegnato dall’autore è denso, e tenta di affiancare al profilo storico un discorso teorico sul digitale e sull’immediato futuro del cinema. Attraverso i film presi in considerazione, si delinea il passaggio da un’iniziale coesistenza di più formati (pellicola, video analogico, digitale in bassa e alta definizione) e soprattutto di più linguaggi (frammentazione della narrazione e dell’immagine-quadro in primis), a un "consolidamento", per così dire, dell’uso del digitale nel cinema, fino alla definitiva digitalizzazione di tutto il processo produttivo, dalla "nascita" del primo frame alla proiezione.
L’indiscusso pregio di questo volume è quello di raccogliere testimonianze e modi di concepire il digitale anche molto differenti tra loro, e di presentare i problemi teorici che molti di questi "film" (virgolette d’obbligo) portano a galla, insieme a nuovi processi di mercato. Vi è però la tendenza ad appiattire un orizzonte di discussione quanto mai stratificato su un unico tema: "la pellicola è morta". Che la pellicola sia morta o moribonda, viene ormai dato per scontato. Altrettanto scontato, ma meno noto ahinoi, è il fatto che siano i distributori cinematografici a frenare (in parte o del tutto) lo sviluppo definitivo di un cinema interamente digitale. Manca forse un approfondimento delle differenze tra i vari autori in questione, e più in generale un ampliamento del discorso di tipo economico/produttivo legato a quello estetico/linguistico, almeno nei casi dove il digitale si presenta come mero sostituto della pellicola (tradizionale cinema di finzione girato in HD), e pronto a essere integrato in nuovi vincoli industriali. D’altronde quando un’unica società può fornire le tecnologie di ripresa, di post-produzione, di proiezione e distribuzione in sala, e allo stesso tempo può pubblicare e distribuire l’home-video e anche costruire l’hardware per la sua fruizione casalinga (TV, DVD e home theatre), probabilmente anche i processi distributivi (via satellite, internet e quant’altro) saranno pienamente integrati nel mercato. Piuttosto si potrebbe sperare che insieme a questo mutamento – o "migrazione" se volete – di supporto, anche il linguaggio del cinema mainstream sappia rinnovarsi, magari sulla scia degli autori citati in Anno Zero.

Alessandro Amaducci
Anno Zero. Il cinema nell’era digitale
Lindau, Torino 2007
Pagine: 222
Prezzo: € 21.00

 

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