

Regia
Mimmo Calopresti
Sabato 27 Gennaio 2007 13:00
Dov'è Auschwitz?
Chiedetelo ai fantasmi…
Di Lorenzo Leone
Perché Memoria non significa accettare qualunque cosa…
Dov’è Auschwitz?
Where is Auschwitz?
Nessuno capisce: certo che questi tedeschi fanno proprio finta di non capire quando si parla di campi di concentramento!
Una scolaresca romana, accompagnata dal Sindaco di Roma Walter Veltroni e dalla troupe cinematografica del regista Mimmo Calopresti, si aggira nelle campagne tristemente note per il campo di concentramento simbolo della malvagità nazionalsocialista.
Peccato solo che ci si trovi in Polonia, e non in Germania, e che Auschwitz sia il nome tedesco dato alla città, e non quello polacco Oświęcim: inutile, dunque, chiedere alla gente del luogo le indicazioni per il campo usando il nome tedesco, possibile che non si sappiano queste cose?
Predispone subito male questo documentario di Mimmo Calopresti, non c’è che dire: ma non si tratta di un’inezia né di maldisposizione verso l’autore, qui c’è in ballo qualcosa di ben più importante.
Si tratta di rispettare il popolo polacco e di riconoscere la sua assoluta estraneità al genocidio nazista e, anzi, attestarne le enormi sofferenze patite durante l’occupazione tedesca.
Certo, "Dov’è Oświęcim?" non sarebbe stato un titolo molto appetibile...
Nella nebbia si iniziano a scorgere i binari della linea ferroviaria che garantiva gli arrivi giornalieri per i noti "soggiorni" ad Auschwitz: lì inizia il racconto dei reduci (Piero Terracina e gli altri che abbiamo conosciuto in questi anni).
La separazione dei maschi dalle femmine, le selezioni "premio" per le camere a gas, per i lavori all’interno del campo o per gli esperimenti del Dottor Josef Mengele: questo l’orrore quotidiano di Auschwitz.
E qui, ancora, sorgono riserve sulla scelta di Calopresti di accompagnare le immagini del campo di concentramento con una musica...perché?
Non basta la forza stessa delle immagini?
Perché non farle parlare da sole, ma accompagnarle, come se ci fosse bisogno di aumentare ancora il pathos?
Si sta costruendo un’opera vera, reale su un’atrocità reale che non ha alcun bisogno di esser amplificata: non siamo in fiction, dove ogni elemento cinematografico deve concorrere ad aumentare la partecipazione dello spettatore!
È poi, un pianoforte che sembra lo stesso che accompagna le tragiche notizie di Studio Aperto!
C’è proprio qualcosa che non va in questo documentario: OK il posto, e ci mancherebbe, OK i reduci, cui si dà abbastanza spazio, ma le molte "pose" di Veltroni (lo sappiamo che soffre di protagonismo e che per di più è co-produttore del film ma c’è un limite a tutto…) e dello stesso Calopresti, e la pressoché totale assenza di spazio ai ragazzi, che dovevano essere i protagonisti del documentario e invece si sono ritrovati solamente negli ultimi cinque minuti, inducono davvero a pensar male.
Inducono a pensare che ci si trovi di fronte a un’operazione cinematografica quantomeno ambigua…
Ebbene, tutto ciò non solo trova conferma nel proseguo dell’opera ma va ben oltre, aprendo addirittura un oceano di sospetti e dubbi che solo a pensarci ci si sente male.
Cancelli, fili spinati, il vento freddo della campagna polacca e poi, in sottofondo, pian piano, parte (e la trascriverò per intero per far capire davvero di che scempio si tratti) : "Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene: quello che fanno e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Questo paese è devastato dal dolore…ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore?".
Ecco, senza nulla togliere alla bella canzone di Franco Battiato (anche se un po’ retorica…), ma cosa c’entra con l’Olocausto?
Che cosa si voleva fare, della critica a posteriori?
Un aggancio con le "cose" italiche?
Di quale patria si parla?
Quella di Auschwitz?
Quando, durante la proiezione al 23° Torino Film Festival, si è arrivati a questo punto del film, e si è sentita questa canzone aleggiare sui fantasmi e sugli spettri del campo di concentramento più famoso della Storia, il pubblico ha iniziato a girarsi cercando nei volti degli altri spettatori un appiglio, o un perché, di quella tragica scelta.
Perché, perché?
Perché in un film su Auschwitz c’è una canzone in cui sì, si parla anche di dittature (anche se non nel frammento citato...), ma in cui è palese il riferimento all’Italia della fine degli Ottanta che si sta per buttare negli anni di Tangentopoli (siamo nel 1991, infatti…).
Ovvero, quando un’imperdonabile leggerezza si trasforma in peccato capitale...
Scheda tecnica
Regia: Mimmo Calopresti
Fotografia: Paolo Ferrari
Montaggio: Valerio Quintarelli
Produzione:: Gagé Produzioni in Coproduzione con il Comune di Roma, Assessorato per le Politiche Educative e Scolastiche di Roma
Nazione: Italia
Anno: 2005
Durata: 60 min.
Caratteristiche tecniche: 35mm – Colore – Dolby Digital




