Mercoledì 02 Settembre 2009 18:31
VI WEEKEND A.A. 2009 (18-19 LUGLIO 2009)
Di Melania Cesari

VI WEEKEND A.A. 2009 (18-19 Luglio 2009)
Sabato 18, h. 12,00
Dibattito sul film "Lezioni di tango", di Sally Potter
Conduzione: Massimo Calanca, Giuliana Montesanto.
Giuliana: Questo film ha due livelli di lettura che s’intersecano: il rapporto tra l'Arte e la Vita e l'incontro tra l'Io ed il Tu. Noi ci soffermeremo in particolare sul secondo.
Maria Pia: Mi sono concentrata sulla domanda che spesso fanno: cosa è l’amore? Mi è venuto spontaneo pensare che io risponderei: l’amore è una danza. Mi sembra proprio una frase ricca di significato.
Giuliana: Questo è il significato che ti è rimasto, in particolare la definizione dell’amore paragonato a questa danza, perché nel film la danza è anche una metafora dell'amore tra Sally e Pablo.
Maria Pia: Come dicevo prima ad Antonella mi sono ricordata di quella piccola cosa che scrissi l’hanno scorso sull’ amore, in “Casablanca”. In quel caso però parlai di un elastico che si tira, o meglio che bisogna essere in equilibrio come un elastico, dove uno non sovrasta l’altro, ma c’è sempre un’alternanza.
Mi sembrava di poter collegare quest’ immagine dell’elastico a un equilibrio nel rapporto.
Bruno: Ricollegandomi a Maria Pia che parla dell’amore paragonato a una danza, a me , guardando il film, è venuta in mente una canzone, “La costruzione di un amore” di Ivano Fossati che dice: “la costruzione di un amore spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore che te ne rimane”. Io il film l’ho visto come un voler imparare ad amare, e non è forse un caso che venga sottolineato dalla Potter che non devono esserci doti naturali per relazionarsi in una coppia. Io lo sto verificando dopo un matrimonio, seguito da una relazione durata otto anni e dopo una nuova relazione di quattro. Bisogna proprio imparare, pezzetto dopo pezzetto, lo dico perché l’ho vissuto. Non basta consultare un testo, s’ impara anche agendo.
Giuliana: E, infatti, è importante quest’ottica, perché la cosa con cui mi scontro spesso nel lavorare con le persone è la pretesa e l’aspettativa che le cose funzionino. E soprattutto che l’altro funzioni. Spesso mi dico, e ciò può essere utile per voi counselor, che è necessaria una sorta di "preparazione al matrimonio", cioè una preparazione all’ incontro con il tu nel rispetto e nella decisionalità ad accogliere e a confrontarsi con l'altro, anche accettando dei profondi cambiamenti. E' proprio una visione difficilissima da passare alle persone. Quindi come counselor, se dovrete lavorare con gruppi di coppie o di persone, interessate a lavorare sulla propria identità e sull’incontro con l’altro, è importante partire da questo punto: l’amore non è solo l’innamoramento. L’innamoramento è una fase, è un’emozione, un periodo, che aiuta nell’incontro. E a questo proposito c’è un bellissimo libro di Francesco Alberoni Innamoramento e amore dove è descritta forza dell’innamoramento che trascina, rompe schemi , sovrastrutture, e fa incontrare anche persone profondamente diverse. Però non bisogna confondere l'innamoramento e l'amore. Non sono la stessa cosa, ma il senso comune tende a parlare d’amore, quando in effetti si sta parlando e pensando all’innamoramento. E quando l’innamoramento non c’è più, non nel senso che è finito tutto, ma che deve cominciare invece un cammino di scelta d’amore, di predisposizione alla capacità di amare, questo cammino, nella maggior parte dei casi, non viene accettato, non viene deciso; oppure si pensa che la decisione sia una volta per sempre. E invece deve essere rinnovata, tanto più le situazioni sono difficili, sono critiche e sono conflittuali. E questo film in questo senso ci aiuta.
A questo riguardo vi consiglio di leggere:
L’arte d’amare di Erich Fromm. Perché l’amore è proprio un’arte che si può apprendere come tutte le arti; e L'Arte di Vivere in Coppia di Hans Jellouschek.
Troverete delle indicazioni importanti per uscire dalla simbiosi e vivere la coppia.
Massimo: Adesso il discorso dell’arte di amare è importantissimo, perché l’amore è un’ arte che si apprende come tutte le arti mentre noi pensiamo che l’amore è soltanto passione, una cosa che si patisce e basta, o ti viene o non ti viene come una malattia, come l’influenza, un virus. Invece la passione è solo una parte dell’amore ed è legata all’innamoramento o a un certo tipo d’innamoramento, per esempio l’innamoramento simbiotico o l'inamoramento edipico.
Giuliana: Come quello del bambino per la madre: il bambino s’innamora della mamma e la vuole tutta per sé.
Massimo: C'è l'innamoramento simbiotico, fatto di "coccole" e di teneri abbracci, e c’è l’innamoramento edipico, passionale, che è sempre del bambino verso la madre, ma è un bambino un po’ più grande che la desidera sessualmente. Vuole possederla contro un rivale rappresentato dal padre che è visto come un ostacolo. Lo stesso vale per la bambina verso il padre.
Queste sono due fasi dell’innamoramento, ma l’amore è un’altra cosa e questo manca nella cultura contemporanea, nel senso che tutti i film, tutti i romanzi sono sulla concezione di amore inteso come passione. E così è difficile per una persona rendersi conto che l’amore è un’arte e che quando finisce la passione comincia l’arte. Poi la passione si può rinnovare, ci possono essere nuovi momenti dell’innamoramento, però se manca l’arte di incontrare il tu per trasformarci reciprocamente l’amore non c’è.
Melania: Forse il tema dell'arte di amare e delle sue difficoltà è rappresentato nel discorso sulla creatività, che appare subito nella scena iniziale, quando c’è l’immagine in bianco e nero di Sally Potter, la scena che rappresenta lei nel suo studio di Londra seduta alla sua tavola rotonda bianca, fredda, distaccata, intenta a scrivere la sceneggiatura del suo film e ha dei flash d’immagini molto vive con dei colori forti, drammatiche, con le morti di queste modelle stereotipate. Ma queste immagini così violente s’interrompono a tratti, si bloccano, lei ha difficoltà ad andare avanti con il racconto.
E nel momento in cui comincia le prime lezioni di tango, piano, piano, nel suo studio, ripete i passi che ha imparato, e c’è la scena quando lei a Londra esegue questi passi e comincia a scrivere, c’è qualcosa in lei che si sblocca, va verso qualcosa di nuovo, una passione che sente dentro di sé e a poco a poco comincia ad aprirsi un mondo. Ed è da lì che ha inizio tutto un nuovo discorso, l'andare avanti in un cammino nuovo.
Giuliana: Avete visto che nome ha il film della sceneggiatura che stava scrivendo Sally Potter?
Massimo: “Rage”
Giuliana: “Rabbia”, e vi siete chiesti perché c’è la figura di quest’ uomo deforme, lo stilista, e poi di queste donne alte, imperiose , ognuna vestita con degli abiti importanti ma di colori diversi che poi muoiono tranne l’ultima .
Bruno: Forse l’uomo perché poteva rappresentare la visione che lei in quel momento ha dell’uomo: monco, un uomo a metà.
Massimo: Ma l’uomo a metà è anche lei, perché è lei la regista/stilista chiusa dentro una stanza, che senza contatto con la vita cerca d’ immaginare un film. Con la perfezione del tavolo.
Bruno: Tutto pulito
Chiara: Quasi asettico
Melania: In contrasto con i colori del racconto, c’è un verde, un rosso, un giallo, colori molto netti, prepotenti, definiti
Massimo: Lì c’è anche un discorso sulla fotografia, sui colori, il giallo il rosso e il blu sono i colori con cui si stampa e i tre colori primari con cui si compongono gli altri colori. E quello è un discorso metalinguistico, però a livello più simbolico lei è lo stilista, la parte mentale, è solo testa e utilizza i personaggi come corpo, ma da questa scissione non nasce l’arte.
Bruno: Tu mi vuoi dire che l’uomo sulla sedia a rotelle rappresenta anche una parte di lei? Cioè la sua parte maschile?
Giuliana: Maschile, razionale, fredda, perfezionista.
Bruno: Io pensavo che lui rappresentasse la visione che lei aveva dell’uomo "monco", ma che sparando continuamente alle donne sparava alla sua femminilità, "ammazzava" la sua femminilità
Giuliana: Sono tutte e due le cose. E’ la visione del maschile e della femminile intesa come entrambi parti falliche in lotta, l’uno che insegue l’altro che scappa.
Massimo: Prima è lo stilista che uccide le sue donne, e poi invece la terza è la donna che si ribella, che lo insegue e gli spara pure, sempre nella rabbia, nel conflitto, nella scissione.
Giuliana: All’inizio è soprattutto quel film e quello che è anche molto bello è come da il senso di queste intuizioni, di queste visioni. E quindi questo è importante per come stanno arrivando nella sceneggiatura delle idee, ma le idee appartenevano a quella sua realtà interna e anche a quella sua modalità di approcciarsi alla vita. E quindi lei lo rappresenta lì, ma poi però viene via via a mancare il suo modo di rapportarsi alla realtà intorno, escono fuori le crepe, si rompe il pavimento..
Massimo: Si rompe tutto
Maria Pia: Emerge il caos
Massimo: Deve rompere i vecchi schemi, ma ciò avviene dopo che lei è uscita, ha incontrato Pablo e ha iniziato le prime lezioni di tango. La prima con Pablo, l’altra quando va in quel locale e poi quando va in Argentina. Quindi ha fatto le prime tre lezioni di tango, ma parte per l’Argentina proprio quando si apre la prima crepa, quando l’artigiano le dice: "Ma non avrebbe da fare un viaggetto"?
E quando invece torna…
Enrico: Lei sembra quasi contenta dei guai che deve affrontare perché in fondo desidera partire.
Giuliana: Questo è molto importante perché molte volte quando noi abbiamo un momento di crisi, di caos, possiamo perderci o ribellarci, mentre lei lo coglie come un’occasione. E questo è già un messaggio importante, un’occasione per uscire da quello schema, da quella modalità e da quel guscio narcisistico. E questo è uno dei passaggi importanti a livello di persona nella coppia. Uno dei due deve poter cominciare a lasciare la sua visione narcisistica assoluta, avete visto quanti specchi sempre nel film, proprio per riuscire via via, oltre a vedere se stesso, a vedere l’altro. E qua ovviamente c’è sempre il doppio discorso: da una parte lei come donna che comincia a vedere l’altro e lei come regista che comincia a vedere altro, non solo come storia, altro nel rapporto con una persona e quindi anche nella coppia, e che quindi va anche al di fuori di se stessa, ma immergendosi profondamente in se stessa e nella vita. Questa è la cosa importante, proprio questo movimento di maggiore fluidità, che cresce andando avanti nel film, per uscire dai propri schemi e dai propri riferimenti abituali.
Chiara: Anche lei come donna che va verso il Tango, significa una ricerca della sua femminilità e della fiducia nell’uomo, e deve lasciarsi andare a quell’uomo.
Giuliana: E qua c’è tutto un discorso sul Tango; Antonella vuoi dirci qualcosa sul Tango visto che stai preparando la tesi su questo argomento, e perchè hai scelto il Tango?
Antonella: E’ un linguaggio simbolico quello che lei utilizza nel rappresentare il Tango, nel senso che la sua danza viene fuori attraverso dei passaggi esistenziali di dolore, il suio percorso è tutto incentrato sulla sofferenza e sulla trasformazione creativa del dolore, avviene andando dentro il dolore, perché il Tango nasce dalla nostalgia (dolore del ritorno) di persone emarginate, emigrate, che hanno perso le loro radici.
Infatti, Pedro parla di uno sradicamento, del non essere centrato, del non essere radicato a terra; ma attraverso il Tango, la musica, l’aggregazione e questi passi che sono emersi in questi territori sconosciuti, è nata la possibilità dell’incontro, della trasformazione e quindi la capacità di andare oltre. C’è anche il senso della malinconia, della nostalgia di poter in qualche modo riascoltare le cose di casa, le tradizioni, contaminate però da generi diversi arrivati da altri paesi, sia nei suoni che nel linguaggio corporeo. Così il corpo esprimeva e mentre esprimeva, trasformava anche in possibilità. Simbolicamente il Tango è stato scelto in questo film perché viene fuori da una necessità emotiva e creativa. L’emozione che muove va verso una possibilità nuova. La regista ha fatto un duro lavoro per giungere a questo risultato.
Massimo: Ci sono forse solo due tipi di musica che nell’ 800 e nel 900 hanno più di ogni altro cambiato il modo di fare musica e sono stati da una parte il Jazz in America e dall’ altra il Tango in Argentina. Sono entrambi nati da situazioni simili, in America i neri erano stati portati lì come schiavi e quindi erano stati sradicati dalla loro realtà e cercavano di ricordare cantando le loro musiche antiche e le rinnovavano continuamente a contatto con gli altri emigranti, con gli altri popoli. Per questo hanno, se così si può dire, trasformato il dolore in musica. Il Tango è stato una cosa analoga perché in Argentina vi erano molti emigranti di diversi paesi europei che hanno ricordato le loro musiche di origine, ma le hanno mischiate con gli strumenti di varie provenienze, in particolare il bandeon una piccola fisarmonica. Gli argentini hanno creato questa musica che è struggente, ma anche sensuale. E’ triste, ma anche piena di aperture al nuovo.
Antonella: Un’altra cosa fondamentale per quanto riguarda il Jazz è che all’interno di una regola e di un limite c’è un spazio per l’improvvisazione, ma anche nel Tango questo elemento è molto importante perché ci sono dei passi concordati da seguire, ma ciò che avviene al momento avviene in relazione con la coppia. Tra i due, c’è quindi uno spazio d’improvvisazione che è fondamentale, che è poi quel momento che ricerca Pedro dopo lo spettacolo. Se non c’è quel margine di libertà, la danza diventa solo un’esecuzione, dove non vi è spazio per esserci. E questo è stato per me fondamentale per il passaggio sul corpo e per ciò che andrò a fare in seguito nel “contact improvisation”. E Sally Potter viene fuori da quel tipo di scuola che lavora sull’improvvisazione.
Massimo: Ci sono due elementi che emergono in Pedro quando ricerca la libertà e discute con lei nel camerino dopo lo spettacolo, una parte è il bisogno di libertà ed è sacrosanta, ma c’è un’altra che è ancora un’incapacità narcisistica di andare oltre, perché lui la sua libertà la vuole da solo, e non a caso la precedente ballerina con cui aveva litigato e che era bravissima, era per lui un oggetto, non c’era nessuna soggettività femminile. Per questo Sally gli dice “tu balli da solo”, e Pedro è bravissimo a farlo, ma non fa quel passaggio che poi dovrà superare per entrare nel film, per dialogare con l’altro ed entrare nella coppia.
Antonella: Volevo aggiungere qualcosa sul colore. Ho visto delle rappresentazioni molto estetiche della bellezza, del femminile, con una distanza formale. E in questo ho visto che Sally Potter uccideva piano piano tutte le sue emozioni, e ho visto il colore come la possibilità di emozionarsi e di vivere le emozioni con una distanza estetica e asettica. Però alla fine questo rosso, che poi è l’emozione della rabbia, il titolo della sceneggiatura, non muore ma inizia a perseguitare il persecutore. Questo è per me un concetto fondamentale perché la “rabbia” ha due aspetti, anche nel corpo, fegato e bile, l’uno distruttivo (porta ad uccidere) e l’altro trasformativo (porta alla trasformazione e a prendersi il potere per andare oltre). E quindi il rosso del vestito, questa emozione che non muore, questa rabbia che lei sta rappresentando, se non la usi in maniera distruttiva, ma costruttiva, può portarti fuori, oltre il limite.
Massimo: Come immagine la rabbia può essere distruttiva-distruttiva e distruttiva-costruttiva, perché una parte di distruttività è necessaria per costruire il nuovo.
Giuliana: Qualcosa di noi si deve distruggere e deve morire, ma questo è molto difficile da accettare, ed è più facile dare la colpa all’altro, vedere l’altro come colui a cui non vanno bene molte cose, e che non vuole cambiare. E all’inizio nell’incontro di coppia c’è proprio questa lotta di potere tra l’uno e l’altro per vedere chi dei due mette la bandierina sulla testa dell’altro. E non solo all’inizio, ma questo avviene anche nei momenti in cui ci sono dei conflitti. È molto difficile trovare una situazione in cui si afferma "si, hai ragione", oppure "ci voglio pensare, questa cosa mi aiuta a vedere meglio". E’ un passaggio molto complesso. Quando si comincia a fare significa che s’inizia a riconoscere anche nell’altro una possibilità. Questo è quello che diciamo, ad esempio, quando si lavora in gruppo, in altre parole, anche la parte che non è solo aggressiva - distruttiva, se non è contro, ma ci fa rivelare degli aspetti nostri, è utile per rompere quei gusci, per vedere attraverso altri occhi quello che possiamo migliorare e che dobbiamo trasformare.
Possiamo quindi dire che se la rabbia è finalizzata a piccoli obiettivi ma precisi, concreti e uniti all’amore di noi, essa può essere affermazione di noi. Come Sally che lì non si perde, ma anzi è un’occasione per ampliare il suo mondo, quindi esce da casa, e va fuori a cercare ispirazione, ed esce anche dal suo rapporto con Pablo, quando diventa conflittuale, e va a trovare altro ed altri, ma per imparare, per migliorare, per andare avanti e non essere bloccata. Quante donne lo fanno? Quante donne invece si fanno vittime?
Antonella: Questo film l’ho visto tante volte, ma la parte in cui lei va da sola in quella sala da ballo brutta, squallida, e si mette a ballare con quell’uomo mostruoso, dentro di me sento da un lato l’impotenza a mettermi in gioco come fa Sally, e dall’altra la stima, il voler sentire il coraggio di trovare quella forza di andare fuori, di mettermi in gioco, di andarmi a sedere su quella sedia piccola. E trovo che sia un passaggio molto importante quello di andare verso l’ umiltà, di ricominciare tutte le volte e di rimettersi in gioco. Lei è una regista famosa, scrive sceneggiature, decide di imparare a ballare il tango, eppure è lì e con umiltà decide di ricominciare.
Massimo: Lei là ha più elementi che l’aiutano. Ha lasciato la sua casa di Londra per andare incontro all’arte in Argentina. Qualche scena dopo, Pablo, che si trova nella sua casa di Parigi, si guarda davanti allo specchio con fare narcisistico mentre sfoglia immerso nella vasca da bagno un libro su Marlon Brando. Nello stesso momento Sally sta leggendo un libro di Martin Buber che si chiama Tu ed io. Martin Buber è un filosofo ebreo che ha scritto del principio dialogico, isecondo ilò quale noi non esistiamo, l’io da solo non esiste, esiste solo in relazione al tu. Egli dice che anche l’idea che noi nasciamo individui e che poi dopo ci relazioniamo, è un’idea falsa, perchè noi nasciamo nella relazione sia perché siamo frutto di una relazione e sia perché appena siamo concepiti siamo in relazione con la madre. La madre è il nostro mondo, semmai dopo dobbiamo imparare a individuarci, magari passando anche attraverso momenti di solitudine per poi provare una relazione a un livello più alto. Quindi non esiste l’io, ma esiste l’io-tu secondo Buber, e Sally sta leggendo esattamente questo libro, lei ha questo aiuto, mentre Pablo sta ancora gonfiando se stesso. Ed è importante, dal punto di vista della relazione uomo-donna, capire che l’uomo in una o forse più fasi della sua vita ha bisogno di gonfiare il proprio narcisismo più della donna. Perché la donna ha più radici nella vita, nella terra.
Giuliana: E’ anche più identificabile con la madre.
Massimo: Poi dal punto di vista psicologico possiamo aggiungere tanti altri motivi. La donna sa più chi è. L’uomo invece ha più bisogno di gonfiare se stesso, ma poi però deve essere messo in crisi altrimenti rimane solo. L’uomo ha bisogno del narcisismo per rafforzare il suo io. Poi però lo deve superare
Giuliana: Per poi separarsi anche dalla madre e incontrare il tu nella donna, ma all’inizio l’uomo è come se fosse impotente per cui si pone nella difensiva. E’ impotente rispetto al potere femminile e materno. E’ un’altra identità che inglobava nell’identità materna femminile.
Massimo: Non vi fate confondere dal potere che l’uomo ha nel sociale che è semplicemente una reazione, per quanto aggressiva e distruttiva, al potere sostanziale della donna.
Giuliana: È un potere psicologico, diciamo, del suo sviluppo psicologico e del suo io e del suo progetto. L’uomo ha un’ identità che è inglobata dall’ identità materna e femminile.
Massimo: E per uscire deve fare prima questo passaggio d’individuazione e anche narcisistico e poi deve essere messo in crisi dalla stesa donna che prima lo segue e poi lo allontana. Nel film Ricomincio da tre il protagonista Massimo Troisi, nella prima parte del film viene sostenuto nel suo narcisismo dal nuovo rapporto con una donna incontrata a Firenze, ma sul più bello lei gli confessa di essere stata a letto con un altro e lui davanti allo specchio si sgonfia totalmente, ma poi comincia una relazione più profonda con questa donna. Questo non deve essere il solo esempio valido per far uscire un uomo dal proprio narcisismo, ma in fondo anche Sally chiede a Pedro di uscire dal suo per ritrovarsi nuovamente.
Maria Pia: In un rapporto tradizionale si ritiene giusto se si dica che dietro il successo di un uomo c’è una donna importante. E forse non è positivo questo tipo di rapporto se rimane così.
Massimo: Se rimane così no. Avete visto che Sally Potter prima segue, impara a seguire il suo maestro, riconosce pienamente l'importanza di Pablo e va anche a fare uno spettacolo per lui. Dare spazio al narcisismo di un uomo, "abbassare le penne" come donna, è utilissimo per imparare a seguire, ma poi non ci si deve fermare lì. Dopo lei vuole che sia lui a seguirla, perché lei è anche una regista, una testa pensante, un’artista valida. Perché seguendola lui potrà diventare un artista migliore.
Maria Pia: Spesso nella vita di coppia la donna si affida all’uomo, e quando, dopo aver pensato alla casa, al marito, ai figli, decide di voler uscire fuori, di andare avanti da sola, l’uomo non è d’accordo.
Massimo: Questo succede quando c’è stata, più o meno latente, una lotta di potere durante tutto il periodo della relazione. Perché una donna che si affida all’uomo lo fa sì, ma dentro casa comanda lei, la padrona all’interno del rapporto di coppia è lei. Lui invece è il padrone, ma all’esterno. In quel caso c’è una divisione dei ruoli ma anche una lotta di potere. C’è una crisi quando poi la donna giustamente, anche se bisogna vedere il modo in cui lo fa, desidera realizzare una parte di socialità esterna. Se lo fa come ha fatto Sally Potter, prima c’è una crisi, poi tira fuori la rabbia, poi si rende conto che è una lotta contro se stessa e che da questa lotta si esce fuori sconfitti, infine chiama Pedro, mette l’orgoglio da parte per creare un rapporto più autentico, più maturo.
Giuliana: Vi siete chiesti perché questo passaggio importante avviene in una chiesa, la chiesa di Saint Sulpice a Parigi, dove c’è un affresco che raffigura Giacobbe e l’angelo e quali simbolismi sono rappresentati dopo il loro incontro?
Bruno: Forse per la sacralità, c’è la scena in cui lei è al telefono con Pedro e alle sue spalle passano delle bambine vestite di bianco che si apprestano a ricevere la comunione.
Giuliana: Che significa la sacralità?
Bruno: Intesa come momento di rispetto.
Giuliana: Non è solo un momento di rispetto. Questi incontri, questi momenti sacri sono dei passaggi di crescita, passaggi trasformativi, sono momenti in cui l’essere umano si realizza “spiritualmente”, al di là di qualsiasi credo religioso, cioè fa un passaggio oltre sé stesso e quindi realizza un qualcosa di spirituale che non è né degli animali, né delle piante e delle pietre, ma proprio dell’essere umano, è una decisione, una scelta profonda che aiuta a far crescere l’anima nel senso proprio di trasformazione e maturazione interiore.
Massimo: ... delle parti migliori di noi. D’altra parte Dio è anche un oggetto di proiezione delle parti migliori dell’uomo, quelle che l’uomo vorrebbe realizzare al massimo. Poi ognuno può credere o non credere in Dio, se c’è, se non c’è, dove sta, com’ è fatto. Anche se condividiamo il pensiero del filosofo Feuerbach, il quale sostiene che non è Dio che ha creato l’uomo, ma è l’uomo che ha creato Dio, proiettandoci le proprie parti migliori, questo non significa diminuire l’importanza della spiritualità perché l’ha creata l’uomo, semmai significa esaltarla perché noi per essere pienamente uomini abbiamo dovuto inventarci Dio. Quindi Sally nella lotta con l’angelo si chiede se l'avversario è un angelo, è Dio oppure lo stesso Giacobbe. Si rende conto che lei quella lotta con Pablo non la può vincere perché sta lottando con una parte di se stessa.
Giuliana: Quindi è proprio nel decidere di non portare avanti la lotta e di accettare la resa, ma nel senso della profonda fiducia in se stessi e nel proprio progetto, che si può incontrare veramente l’altro e ci si può affidare. E qui l’immagine di lei che si abbandona, che si fa accogliere; ma anche quella di lui che ha scelto e deciso di andare lì. E qui che immagini ci sono a seguire?
Bruno: C’è l’immagine colorata di lui che nuota nell’acqua.
Melania: s’immergono nella fontana come a rappresentare un battesimo.
Giuliana: La purificazione dalla rabbia, la rinascita, e quindi un segno sacro, una nascita a un altro livello. E quello è un passaggio di bellezza non più estetica ma la bellezza del femminile che riesce estaticamente a muovere intorno a te la realtà e quindi a muovere la tua e quella dell’altro, del tu che la incontra. E quindi che si affida. E comincia questa bellissima danza.
E lì c’è anche un’altra parte che era già iniziata, ma in particolare in questo momento, che è la capacità del femminile di accogliere la capacità penetrativa del maschile. Cioè per la donna il principio cardine è l’accoglienza, non è accogliere per trattenere simbioticamente, ma è una capacità proprio di accogliere l’altro così com’è aiutandolo nella trasformazione.
Massimo: Come l’ovulo quando accoglie lo spermatozoo, si apre e quello entra e si trasformano insieme. Lo spermatozoo perde la coda, ma l’ovulo comincia a modificarsi per diventare una nuova vita.
Antonella: Sempre per tornare alle morti, alle parti mancanti, anche Giacobbe da questa lotta con l’angelo rimane zoppo, stava ritornando a casa per incontrare il fratello, quindi la parte più terrena, e per riunificarsi deve perdere qualcosa, così rimane zoppo. Infatti, simbolicamente l’anca è un passaggio fondamentale tra la fase adolescenziale e la fase più adulta e per questo c’è di nuovo la scelta di andare oltre il confine, perché lui oltrepassa il fiume.
Qui c’è l’immagine dell’immersione nel fiume che rappresenta il passaggio.
Mari Pia: Mi è venuta in mente una frase: “è la volontà che crea il destino”.
Massimo: Prima però Sally dice che il caso ci propone delle cose che ci danno la possibilità di creare il nostro destino; il destino si crea con la volontà, con la scelta, sulla base delle cose che ci propone la realtà.
Maria Pia: Questo passaggio è dato dalla volontà; certo, prima c’è bisogno della consapevolezza per scegliere, però poi devi volerlo fortemente.
Giuliana: È per questo che parliamo sempredell'amore come decisione, della capacità di amarci, della capacità di amare noi stessi e il nostro progetto, di sceglierlo ogni volta e ogni momento e della capacità di amarci come qualcosa che si apprende e non come un qualcosa di scontato.
Maria Pia: Ma se uno non ha questa volontà, questa capacità?
Giuliana: L’arte di amare è un’arte da apprendere.
Massimo: Non è possibile che una persona non abbia la volontà. Attenzione: per volontà non intendiamo la forza, per andare contro corrente per esempio. Qui si parla di una volontà molto più ampia, che per Sally è una volontà di arrendersi, non la volontà di incaponirsi con Pablo. E’ una volontà difficilissima perché per arrenderti e lasciarti andare ad accettare l’altro, arrivare ad accoglierlo e ad aver fiducia che da qualche parte si arriverà, ci vuole un grosso superamento che richiede uno sforzo di volontà. Ma non è intesa come testardaggine.
Maria Pia: Quindi da cosa è mossa la volontà? Dalla confusione?
Giuliana: Dalla scelta ogni volta di accogliere l’altro.
Massimo: Sally sente un bisogno di uscire di casa, sta scrivendo la sua storia, ma sente che lì sta stretta e decide di uscire da quella situazione e di andare a cercare altro. E' confusa, ma decide di andare a Parigi.
Maria Pia: Forse è un intoppo creativo che la fa decidere.
Giuliana: "L’intoppo" intanto lei lo accoglie e lo utilizza come occasione per andare oltre, per non fermarsi e non essere vittima, ma cercare qualcosa.
Massimo: Qualcosa che lei non sa ancora che cosa sia, e quando vede Pablo danzare gli sorride, segue il suo desiderio, si sente attratta da quell’uomo, da come danza, e quindi lei vuole imparare quella danza e lo va a cercare. Lei in quel momento segue il suo desiderio.
Giuliana: Qua c’è anche un istinto profondo del femminile.
Massimo: Che cos’è che ci fa trovare il progetto? Intanto seguire i desideri anche se portano fuori dalle tranquille situazioni in cui ci siamo fermati.
Giuliana: Vi ricordate in “The Truman Show” andare oltre il buco, oltre la porta, oltre la scatola.
Bruno: Vorrei sottolineare un altro aspetto del film perché lo sento mio: la condivisione delle emozioni. Il non portare rancore, ma parlare delle cose che non ci soddisfano. La scena in cui si accordano per incontrarsi la sera di Capodanno, dandosi un appuntamento. Quella sera lei si prepara ma lui non si presenta. Pablo come maschile non è ancora pronto per incontrarla. Preferisce andare in giro la notte distraendosi nelle sale giochi come un ragazzino. Poi però decide di passare da lei in albergo e Sally, che è nel letto, gli fa spazio spostandosi dall’altro lato e lo accoglie. Poi inizia a dirgli quello che pensa e del fatto che è rimasta male per il comportamento di Pablo. Questo mi ha fatto riflettere di quanto sia importante nella coppia condividere le emozioni.
Massimo:L’importante è parlare di sé, non colpevolizzando l’altro. Sally gli racconta la sua tristezza per il comportamento avuto, gli racconta di sé, di come stia male. Non gli dice "tu mi hai fatto male", ma "io sono triste".
Giuliana: Prima lui si siede sulla poltrona, considerando il fatto di voler separare il lavoro dai sentimenti, perché le due realtà ora sono confuse. Bisogna dare dei limiti. E lì Pedro ha ragione come parte maschile, nel momento in cui si sta aprendo e affidando al femminile, essendo un femminile quello di Sally molto forte, molto ricco perché lei è pronta al rapporto. Lui, invece, ha paura, non è pronto. Ma bisogna che ascolti la sua paura. Se non è pronto significa che c'è in lui una parte non matura. Però lei non lo rifiuta, ancora lo accoglie, ma non nel modo "risucchiante" che lui temeva; rimane vestito infatti perché ha ancora bisogno di difendersi dalla possibilità di accoglienza del femminile che può stravolgerlo e risucchiarlo. È il materno femminile che può essere pericoloso per il maschile e quindi lui ha bisogno di avere i suoi contorni, le sue difese.
Massimo: Distinguere il lavoro dall’amore è un modo di controllare questa situazione.
Giuliana: Quando ha sicurezza delle proprie difese, potrà anche riaprirsi ed entrare in un dialogo più profondo. Quindi, queste sono fasi in cui: se la donna sa accogliere il maschile, aiuta se stessa nella sua capacità di accoglienza e il maschio nella sua capacità di maturazione. Ma quante donne si fermano? Vedete, sono tante tappe che sono come una danza, di avvicinamento e allontanamento, una capacità di armonizzazione e una capacità anche di separazione, altrimenti l’incontro è difficile o impossibile perché significa di nuovo lo strapotere dell’uno sull’altro e quindi la morte totale e non la morte di parti di ognuno per finalità trasformative.
Enrico: Quindi lui sta sulla difensiva per paura di essere travolto dalla situazione.
Massimo: Infatti va a giocare.
Giuliana: Pablo in quel momento prende le distanze.
Maria Pia: Anche tutte quelle danze che lui esegue, quell’esprimersi con il ballo in cucina.
Massimo: Si, lei gli ha detto che vorrebbe fare un film con lui; e lui narcisisticamente, come il bambino con la mamma, mostra con orgoglio ciò che sa fare.
Giuliana: Ci sono poi momenti in cui appaiono altri, altre persone nello svolgersi del film
Massimo: Ad esempio quando quell’uomo con cui Sally balla nella sala le dice di lasciar stare, di non fare un film con Pablo. Pablo arriva e si arrabbia. Gli altri ci sono anche prima, in altre scene del film. Lei la prima lezione di tango la fa con lui, ma le successive le fa da sola e con altri quando decide di andare in Argentina. E' come se si vivesse delle esperienze sue in questa ricerca. Poi ci sono tutte le dinamiche di coppia, della gelosia, ecc.; ma quando realizzano il film, gli altri sono in una posizione diversa rispetto a prima: prima erano esempi di proiezioni di vissuti conflittuali o di separazioni, mentre dopo comincia ad esserci una “coralità”. Per la prima volta si vede ballare il Tango in quattro.
Melania: Infatti c’è quella scena bellissima in cui loro due ballando aprono una porta ed entrano in una vecchia sala da ballo immensa, in quel momento ha inizio una musica bellissima, piena che li accompagna mentre volteggiano mischiandosi con gli altri due ballerini.
Giuliana: Vorrei però tornare a parlare del tradimento; a tal proposito vi consiglio il libro di Aldo Carotenuto Amare e tradire , che ci dà una visuale diversa del tradimento rispetto al significato comune sempre vittimistico e con riferimento alle “corna” a cui siamo abituati. Tradire significa trans-ducere, ovvero andare oltre. E non tradire nel senso di abbandonare o agire contro. È chiaro che se si scherza, se si gioca come un don Giovanni e non si entra mai profondamente nel rapporto, quello non è realizzare i propri progetti. Ma ci sono situazioni in cui è importantissimo tradire perché significa andare oltre il legame materno e questo vale sia per l’uomo che per la donna.
Ci sono momenti in cui, anche in un rapporto importante, se uno dei due ha necessità di conoscersi, di riconoscersi e di accogliere qualcos’altro dal nuovo rapporto che sta vivendo, è fondamentale viverselo anche mettendo da parte i sensi di colpa. Quello che è importante è non “farlo contro”, non farlo sapere al partner, proprio perché si hanno i sensi di colpa. Bisogna allora farsene carico con responsabilità e mantenere dentro la propria fiducia nel proprio progetto e nella propria strada e quindi l’amore di sé che in alcuni casi è distinto dall’amore dell’altro. Quindi la capacità di sapersi riprendere e la capacità di sapersi rincontrare con l’altro è una cosa difficile, non codificata, ma che in alcuni casi serve ad accorgersi di quali proiezioni stavamo vivendo nel rapporto. Oppure si va a vivere una nuova proiezione al di fuori del rapporto e poi si ritorna, se non mette in crisi tutto quanto, con una nuova dedizione. O addirittura finisce sia il primo rapporto che il secondo e ne comincia uno nuovo.
E questa è una fluidità che va contro la fedeltà a vita, al rapporto simbiotico e perfetto scritto in lettere dorate che vorremmo per essere rassicurati. Assumersi una responsabilità adulta che non significa far male all’altro, né far male a se stessi, ma significa continuare nella nostra ricerca e ciò a volte non avviene all’interno della propria coppia ma può avvenire in più rapporti.
Questa cosa si è conquistata in parte oggi con la possibilità dei divorzi, delle separazioni, con le convivenze, ma è ancora difficile da accettare come discorso mentale e psicologico.
Maria Pia: Quando diciamo che cerchi di uscire dai canoni, bisogna però poi eticamente e moralmente vedere quanto tu sei disposto ad accettare di andare contro la tua morale. A meno che tu non decida di cambiare la morale da seguire. Anche la società stessa ha una sua etica storica, e violandola potresti andare incontro a molte situazioni negative concrete. Queste difficoltà le metti sulla bilancia e spesso resti nella tua vita a metà. Importante è la coscienza che hai rispetto a ciò a cui rinunci. E’ sempre lì il limite.
Massimo: La libertà è nel decidere, ma spesso le fantasie che ci facciamo di distruzione, di persecuzione da parte della società, sono in parte dei fantasmi nostri e solo in parte sono realtà. Nelle crisi matrimoniali si sente dire che non ci si separa per i figli. Fino a poco tempo fa era una regola generale. Oggi il consiglio degli psicoterapeuti e anche di alcuni preti è di separarsi piuttosto che crearsi l’alibi dei figli per le proprie paure, facendoli vivere nel conflitto o in una coppia senza amore.
Antonella: Io, rispetto alla morale e all’etica penso sempre che sia più grave tradire se stessi e il proprio progetto, che tradire una morale a cui ci rifacciamo solo per consuetudine.
Maria Pia: A volte è difficile scindere la morale dal desiderio.
Antonella: Ma è lì che devi uscire, andare oltre.
Giuliana: Se pensiamo poi al più grosso mito, quello di Ulisse, lui quanti aspetti della donna incontra prima di ritrovare Penelope; e anche Penelope, quanti uomini, e di quanti desideri si è potuta contornare prima di ritrovare Ulisse? Le tentazioni sono intese come qualcosa che ci porta fuori dal progetto, oppure che dobbiamo vivere per poi riscegliere il progetto o sceglierlo a un livello anche più profondo. Insomma sul tradimento il discorso è molto ampio e non bisogna banalizzarlo.
Massimo: Volevo aggiungere qualcosa sul film che è diviso per Lezioni e sarebbe interessante, rivedendolo che ognuno cercasse di capire che cosa in ogni lezione impara Sally e cosa si scambiano Sally e Pablo. Io mi concentrerei sulla prima lezione di Tango quando Pablo le dice per prima cosa, “trova il tuo asse”. Questa frase è molto importante perchè tutto quello che lei fa dopo, mettendosi in gioco e facendo questa danza vera e simbolica esistenziale con Pablo, e quindi trasformandosi tutti e due, non potrebbe farlo senza prima aver trovato il suo centro.
Giuliana: Trovare il proprio asse profondamente significa entrare in contatto con tutto il corpo, con tutto se stesso.
Massimo:Pablo lo dice a livello corporeo, noi sappiamo che ciò ha un rapporto stretto con il livello psicologico ed esistenziale. Tra corpo e mente c’è un legame profondo. È per questo che anche noi nella scuola facciamo esercizi corporei. Noi abbiamo visto un documentario che si chiama Giving voice, realizzato su uno stage fatto a Stromboli da una famosa coach che aiuta gli attori a tirare fuori la voce. E alla fina questi attori arrivano a recitare La metamorfosi di Ovidio riscritta da un autore moderno. Questa insegnante utilizza molti elementi di bioenergetica e c’è un tentativo di mettere in relazione parole, immagini, respiro e contatto con la terra e con la natura circostante. C’è la consapevolezza dell’unione che esiste tra tutti questi elementi. Trovare il proprio asse è un po’ questo.
Antonella: Nel Tai-Chi è fondamentale, c’è tutto un collegamento, un flusso circolare. La scorrevolezza e la possibilità di collegare il cielo alla terra, il corpo alle radici di un albero. Anche Sally non era in grado di camminare né indietro né avanti, senza un baricentro, non poteva camminare nel passato e non poteva andare oltre. Quindi vediamo questa simbologia già dalla prima lezione. Ma a poco a poi lei riesce a ritrovare la capacità di stare in contatto con il suo corpo, a centrarsi attraverso la danza.
Bruno: Ci sono molti simboli in questo film, ma io ho focalizzato la mia attenzione sull’immagine di una bicicletta che si trova nella casa di Pablo. E’ come se questa bici rappresentasse il detto “hai voluto la bicicletta e ora pedala”. Perché non c’è un’automobile? Forse perché l’automobile noi la guidiamo, ma in realtà è essa a condurre noi. Invece la bicicletta la portiamo noi dopo aver trovato l’equilibrio. Questo elemento mi fa pensare a una preparazione per la coppia.
Giuliana: Un altro simbolo sono le danze lungo i fiumi, dove scorre l’acqua, c’è la fluidità, ma ci vogliono anche le rive, i limiti. L’acqua che scorre ha anche bisogno di essere contenuta per non travolgere. Quindi la fluidità e, nello stesso momento, il contenimento che vale sia per le persone individualmente, sia nella coppia. La capacità di mantenere il proprio asse e nello stesso tempo questa fluidità di cui parlava Antonella. Nella coppia può esserci la dialettica tra chi contiene e chi è fluido, ma in un’alternanza di scambio di ruoli a secondo della fase che la coppia sta attraversando.
Un altro elemento importante sono i fiumi, in particolare per quanto riguarda il fiume di Buenos Aires, che raccoglieva tutte queste popolazioni e tutte queste culture e faceva da liaison tra esse.
Vorrei sapere qualcosa sulla scena finale del film quella dell’incontro dopo la Sinagoga.
Massimo: Quando c’è la canzone “I and You, You and Me, One is one, and one are Two “uno è Uno e Uno sono Due” cantata da Sally mentre balla con Pedro, nella danza e nella coppia.
Giuliana: Come avrete notato per quanto riguarda gli effetti di regia, l’inquadratura a tratti diventa completamente bianca. Rappresenta un momento bello d’incontro, di fusione, ed è come un telo, un foglio bianco su cui ogni volta si può riscrivere qualcosa e quindi anche al di fuori dello spazio e del tempo, così come quei momenti d’incontro vanno fuori dello spazio e del tempo e ogni volta si può ricominciare.
Maria Pia: Il bianco del tavolo all’inizio mi ha dato l’idea che per pescare dentro di noi bisogna pulire tutto. Nella mia esperienza di scrittura creativa con i bambini si entra in una sala asettica, dove non c’è nulla e si comincia a creare qualcosa pescando a caso degli elementi.
Massimo: È vero, Sally Potter prima ci racconta il suo mondo perfetto e tranquillo dove lei crea. Lì il suo tavolo è bianco, la pagina è bianca, questa è la sua parte ossessiva. Sally si pone davanti alla tabula rasa e a poco a poco aspetta che le vengano in mente le immagini, ma a quel modo di creare manca il confronto della realtà. Tant’è che lei deve uscire fuori e il discorsosi si fa più ampio. Lei non rinnega il suo passato lavorativo, crede nei film che ha realizzato, ma qui fa un’ esperienza nuova che è quella di immergersi nella realtà, di vivere personalmente una trasformazione e di raccontarla facendone poi un film. C’è un rapporto tra arte e vita molto più intenso ma anche più rischioso. Quando Fellini ha realizzato 8 e mezzo decidendo di raccontare un processo creativo mischiato con la propria vita, ha rischiato il caos e il naufragio di un regista acclamato. La stessa cosa fa Sally che, raccontando nel film il suo incontro con un ballerino di tango, e rischiando la sua popolarità, rappresenta un nuovo tipo di arte, cioè mette in gioco la sua vita.
Giuliana: Per riprendere il discorso della scena finale, le inquadrature bianche sono il momento in cui c’è un vero incontro profondo, c’è la fusione tra i due, c’è quella fiducia piena, ed è un atto di amore intimo e profondo, si va al di là dello spazio e del tempo. E quindi quei tratti d’inquadratura bianca, rappresentano proprio questi momenti che sono oltre l’inquadratura che delimita e racchiude una porzione di realtà, ma che va al di fuori della realtà e anche del tempo. Va a quel tempo e a quell’eterno che è la sacralità dell’incontro profondo.
Massimo: È la risposta a ciò che dice Pablo a Sally, "io ho paura di morire senza lasciare traccia",e invece quell’incontro crea qualcosa che va aldilà dello spazio e del tempo, quindi è anche eternità, e che tocca dei momenti di sacralità che vanno oltre la realtà del quotidiano. Come quando si parla dei Mistici, della loro fusione con il tutto così anche l’amore, l’incontro, la fusione può dare degli attimi di quel tipo di intensità.
Bibliografia consigliata
Maschio amante felice di Claudio Risé ed. FRASSINELLI
Su Amore e Psiche di Rafael Lòpez – Pedraza ed. MORETTI E VITALI
La psicologia del femminile di Erich Neueman ed. ASTROLABIO
L’arte di vivere in coppia di Hans Jellouschek ed. MAGI
Amore e Psiche di Erich Neueman ed. ASTROLABIO
L’arte di amare di Erich Fromm ed. Il SAGGIATOE
Il no in amore di Peter Schellanbaum ed. RED
Sabato 18, h. 15.00
Dal soggetto al film
Conduzione: Guido Massimo Calanca
Gli allievi lavorano alla stesura di una sceneggiatura originale per realizzare il cortometraggio di fine anno.
Sabato 18, h. 17,00
Storia del cinema e del linguaggio cinematografico
Conduzione: Sergio Di Lino
Gli allievi analizzano alcune scene del film Notorius, l'amante perduta di Alfred Hitchcock.
Vengono assegnati due film da mettere a confronto e analizzare secondo il linguaggio cinematografico per la prossima lezione: Riso amaro di Giuseppe De Santis e Duello al sole di King Vidor.
Domenica 19 h. 09,00
Il cinema e l'arte di vivere: teoria
Conduzione: Massimo Calanca
Il concetto di persona: la capacità di amarsi, di amare e di essere amati nella libertà.
Alcune qualità e caratteristiche del principio maschile e del principio femminile: la capacità penetrativa e la capaxcità di accogliere per trasformare. Visione e riflessione sulla sequenza del latte del film "Il vento ci porterà via", di Abbas Kiarostami.
Visione e riflessione su altre sequenze: da "Oci ciornie" di Michalchov, "La vita è bella" di Benigni e "Gatto nero, gatto bianco", di Kusturika.
Domenica 19 h. 11,00
La metodologia del laboratorio corporeo
Conduzione: Olga Cappellini
Tema: Empatia e ascolto di sé – dell’altro
IO TU NOI
RITMO BODY PERCUSSION:
A.Insieme
B.In coppia
C.insieme
Invenzione ed esecuzione di ritmi con il corpo aspetti su cui riflettere: l’importanza della consapevolezza del proprio sentire nella relazione/l’ascolto.
L’ EMPATIA : ascoltarsi e dare un nome alla propria EMOZIONE in relazione con…
( il gruppo funge da contenitore fisico e a turno ognuno si lascia andare)
CONCLUSIONE: condivisione dei vissuti ed emozioni.
Domenica 19 h. 14,00
Laboratorio di espressione corporea
Conduzione: Olga Cappellini
LABORATORIO BASE DI CREATIVITA’
Qual è il percorso che state facendo come counselor, l’applicazione, l’utenza?
Bruno: Lavoro in una struttura che cura la dipendenza
Enrico: Lavoro in una casa famiglia con persone con problemi psichiatrici
Maria Pia. Ho trovato la sintesi di tutte le cose che ho fatto, varie applicazione
Chiara: lavoro con adolescenti con problemi e li aiuto ad integrarsi nell’ambito lavorativo. Vorrei ampliare il settore e fare esperienza con gli anziani.
Leonardo: Imparare ad ascoltarmi, contattarmi per poi aprirmi ad altro.
CONNOTAZIONI CHE DEVE AVERE UN LABORATORIO:
Sperimentazione
Strumenti
Immaginazione
Fantasia
Apertura
Punti di riferimento
Arte
Cambiamento/metamorfosi/trasformazione
Corpo
Bagaglio personale di dove stai
Vi passo la mia esperienza e il senso del limite. Ognuno di noi sviluppa delle competenze che poi metterà dove vuole. Questo riguarda sia l’aspetto metodologico che la propria vita.
Sono stata insegnante, ho lavorato in teatro, logopedista, Sophia-Art con Antonio Mercurio, la sintesi l’ho trovata nell’arte terapia, e la progettazione nella scuola.
Tutto il lavoro che si fa all’interno di gruppi necessita di nozioni di base. Nella mia esperienza personale c’è il laboratorio che è il luogo, il set attrezzato per compiere quelle azioni, è un luogo protetto, definito, dove conduttori e gruppo insieme, sperimentano un percorso di ricerca continua, di scambio e soprattutto di ascolto. Il laboratorio ha delle connotazioni precise che non si possono ignorare.
Il laboratorio è il luogo dove il conduttore e il gruppo si trovano e si scambiano esperienze. Un elemento fondamentale è lo spazio definito, spazio rituale, affettivo, lo stare insieme per ritrovare la propria necessità, socialità. Un luogo magico dove tutto può succedere perché lì depositiamo noi stessi.
Il tempo del laboratorio è definito, c’è un inizio e una fine. Spazio/tempo sono due contenitori che ci consentono di non perderci (nel gruppo) e di dare una fine. Inizio/fine è un ritmo ancestrale. Questo ritmo (anche nei bambini) sviluppa il desiderio, esci e ti lascia il senso del volerci ritornare e desiderare di fare un percorso.
LA MODALITÀ DI CONDUZIONE:
Cosa deve fare un conduttore per condurre un gruppo?:
Deve dare dei punti di riferimento/regole
Avere la capacità di ascolto/empatia ( non si acquisiscono con la mente e con la lettura, ma sono legate alla corporalità)
Il corpo è la centralità della creatività, questo concetto è importantissimo, soprattutto nella scienza psicomotoria. E’ un dialogo continuo mente/corpo.
Senza ascolto/empatia è difficile capire quale sia il bisogno di quel gruppo perché non ci sono delle ricette scritte. Tra conduttore e gruppo si crea un dialogo non verbale, empatico che porta poi a capire quel tipo di relazione, di attività che può andar bene per quel gruppo, ma che per un altro non è adatto.
Il conduttore sostiene, contiene, valorizza, facilita il processo espressivo e creativo del singolo e del gruppo. Questa è una definizione sia psicomotoria che dell’arte terapia, l’obiettivo è di portare all’emozione dei vissuti per migliorare la qualità della vita di una persona, e portarla a darsi valore. L’arte, l’espressione corporea, l’espressione libera, la spontaneità ci aiutano a ritrovare questa dimensione e il valore del sé, ci fa sentire accolti.
L’elemento corporeo per alcuni è semplice per altri complicato, ma c’è sempre.
L’ascolto/empatia si sviluppa con un percorso PSICO-CORPOREO.
L’arte favorisce il percorso empatico.
La centralità è il corpo. Il corpo è la prima forma di comunicazione che si stabilisce sin dalla vita intrauterina.
Il corpo deve essere tonico, avere un corpo con un buon tono muscolare è importante, è quello che conserva l’emozionalità più antica. Se io sono tesa è più difficile contattarmi econtattere gli altri. Il corpo tonico emozionale è importante per la scienza psicomotoria, dietro all’apparenza si nasconde un vissuto emozionale, l’esperienza, il bagaglio personale.
Un altro aspetto necessario per la conduzione è monitorare il lavoro che viene fatto. Avere dei moduli, dei protocolli per poi monitorare ciò che accade nel gruppo e analizzare nella realtà cosa avviene. Avere questi punti di osservazione nel reale aiuta a migliorarsi.
Rispettare delle fasi, il momento dell’accoglienza che è il saluto all’inizio, la parte centrale dove si pone l’attività creativa, corporea, e la fine dove ci si saluta e si raccontano le esperienze e le emozioni vissute, la condivisione. Tutto questi elementi riguardano il laboratorio.
Non dimenticare: L’ASSENZA DEL GIUDIZIO E LO STARE QUI E ORA.
BIBLIOGRAFIA:
La musica è un gioco da bambini
L’alfabeto delle emozioni
La rabbia nei bambini
Danzando s’impara
Domenica 19 h. 15,00
Gruppo Antropologico
Conduzione: Massimo Calanca, Giuliana Montesanto


