Regia
Adam Elliot
Sceneggiatura
Adam Elliot
Fotografia
Gerald Thompson
Montaggio
Bill Murphy
Scenografie
Adam Elliot
Musiche
Dale Cornelius
Produzione
Melodrama Pictures
Nazione
Australia, USA
Anno
2009
Durata
80 min.
Caratteristiche tecniche
35mm - Colore
Domenica 31 Maggio 2009 21:05
Mary and Max
Una delicata storia di amicizia
Di Chiara Pascali

Un piccolo gioiello realizzato in clay animation da parte del regista australiano Adam Elliott.
L’edizione 2009 del Festival International du Film d'Animation di Annecy, tra le più importanti vetrine internazionale per il cinema di animazione, ha visto vincitori ex-aequo del premio per il miglior lungometraggio l’australiano Adam Elliot con Mary and Max, già vincitore nel 2004 del premio Oscar con il corto Harvie Krumpet, e lo statunitense Henry
Selick - a sua volta candidato all’Oscar nel 1994 con la favola gotica Nightmare Before Christmas -, regista di Coraline e la porta magica. Mentre siamo già certi di poter vedere sugli schermi italiani Coraline e la porta magica il prossimo 19 giugno, incerta appare la distribuzione in Italia del piccolo capolavoro di Elliot, Mary and Max.
Il film è girato interamente in clay animation, una particolare tecnica di animazione a passo uno: consiste nel creare personaggi e sfondi tramite sostanze malleabili come la plastilina, e riprendere le immagini singolarmente dopo aver modificato, di volta in volta, le posizioni degli elementi nella scena. Una tecnica old school, se vogliamo, anche se oggi essa è stata portata a livelli di perfezione tecnica inimmaginabili solo fino a qualche anno fa, complice anche l’integrazione con le tecnologie di fotoritocco e sintesi digitali. Al punto che alcune case di produzione specializzate in produzioni in clay animation, come la
britannica Aardman, hanno già varato con successo una sorta di “versione 2.0” di tale tecnica, integrata appunto dal digitale, il cui risultato di maggiore successo è, al momento, il lungometraggio Flushed Away di David Bowers e Sam Fell.
Le vicenda narrate in Mary and Max si svolgono nell'arco di venti anni e vertono sulla tenera quanto improbabile amicizia di penna tra Mary Dinkle, una bambina di otto anni che vive una solitaria esistenza nei sobborghi di Melbourne, e Max Horovitz, un ebreo newyorkese di quarantaquattro anni affetto da obesità cronica e dalla sindrome di Asperger, un disturbo del comportamento simile all’autismo, che gli crea non poche difficoltà nelle relazioni interpersonali. Il rapporto epistolare nasce per caso, quando l’annoiata Mary sceglie a caso l’indirizzo di Max da un elenco e comincia a scrivergli, uno scambio di lettere che nel corso del tempo acquisisce un valore sempre più profondo. L’inchiostro unisce due vite malinconiche e solitarie, che nonostante la differenza di età, la distanza geografica e i rispettivi problemi relazionali, trovano nella scrittura un modo per essere presenti l’uno nella vita dell’altra e viceversa. Un punto di partenza
importante anche per essere finalmente in grado di affrontare le difficoltà quotidiane, confidandosi con uno sconosciuto che sconosciuto non è, e avendo in cambio la sicurezza di essere ascoltati e compresi. Merce sempre più rara al giorno d’oggi, sembra suggerire il film.
Quello di Mary and Max è dunque un racconto che, mutuando la struttura letteraria sette-ottocentesca del romanzo epistolare, prende di petto temi assai, delicati, sviscerandoli con acuta precisione e un certo puntiglio espositivo, senza mai, con questo, cadere nelle facili scorciatoie della drammaturgia “a tesi” e/o segnata da un partito preso morale che avrebbe sicuramente appesantito la narrazione. E al tempo stesso il film di Adam Elliot conferma il ruolo sempre più importante del cinema di animazione nell’affrontare aspetti della vita non sempre piacevoli, trasfigurandoli sotto forma di fiaba o apologo ma senza trascurare la profondità. E se la tecnica del clay animation raggiunge qui vertici di poesia assoluti - da applausi la fotografia tendente alla monocromia del bianco e nero, speziata qua e là, soprattutto nella parte australiana, da pochi tocchi di colore -, le voci celebri che hanno prestato i loro timbri ai personaggi principali - Eric Bana, Philip Seymour Hoffman e Tony Collette – sono una ulteriore conferma dell’alto profilo dell’operazione, anche dal punto di vista produttivo.
Lo stesso Elliott non è nuovo nel rendere protagonisti gli emarginati. Il suo cartoon da premio Oscar, il già citato Harvie Krumpet, narra la storia di un uomo perseguitato dalla sfortuna dalla nascita, mentre altri cortometraggi dell’autore - quasi tutti disponibili in rete - rivelano la sua naturale inclinazione alla melanconia.
Decisamente in linea con la raffinatezza del lungometraggio Mary and Max è il sito dedicato, www.maryandmax.com , che ci anticipa l’accuratezza con cui i personaggi e gli ambienti sono stati caratterizzati e grazie al quale possiamo scoprire qualche curiosità in più sul film, tra cui un divertente making of. Il backstage del doppiaggio, la creazione della sceneggiatura e anche la pausa del runner.
Ci dobbiamo accontentare di questo, in attesa, sperando che la distribuzione italiana si accorga – se mai se ne accorgerà - di questo piccolo gioiello, di vedere l’intero film nelle sale italiane.




