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Mercoledì 25 Ottobre 2000 13:00

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La VII Biennale di architettura. Less is more?

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Lo schermo mediatico di Fuksas è paradigma imprescindibile per poter comprendere il monito e provocazione che intitola la Biennale: “Citta: Less Aesthetics More Ethics”. Invito a un’architettura di più ampio respiro.

“Forse la cosa più importante che gli architetti e i registi hanno in comune è questo: il fatto che ogni storia parla di luoghi, di vita e di morte così come l’architettura. ”
Wim Wenders (conferenza presso la triennale di Milano,1994.)

Un treno ad alta percorrenza copre la distanza di 280 metri ad alta velocità, aerei atterrano su una pista della medesima lunghezza dei binari, immagini di sovrastanti megalopoli e periferie dai limiti incontrollabili e ingovernabili. Protagonisti ed antagonisti di questo surreale panorama post-moderno, forse contemporaneo, sono gli uomini, l’umanità, calati e colti nel loro quotidiano.
Gli esseri umani lavorano, professano le loro fedi, attraversano protetti nelle loro automobili le strade del villaggio globale, percorrono in sella alle bici viali sovraffollati, vivono e pullulano attraverso la finestra aperta sul pianeta terra e di luce smisurata.

In questa promiscuità di immagini e sequenze non vengono meno quelle degli architetti protagonisti della settima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Così si presenta il muro, schermo mediatico, ideato e sceneggiato dal direttore della Mostra Massimiliano Fuksas e Doriana Mandrelli in collaborazione tecnica con RAISAT e “Studio Azzurro”. Lo schermo prende vita proiettando immagini e si mostra come paradigma imprescindibile per poter comprendere il monito e provocazione che intitola la Biennale: “Citta: Less Aesthetics More Ethics”. Invito a riflettere sulla necessità di un’architettura a più ampio respiro.

Lo spazio delle Corderie, dell’Arsenale Veneziano, lasciato decadente, fa assaporare l’atmosfera dell’antro platonico. La presenza dello schermo mediatico regala una percezione caotica e quasi informe della realtà: le ombre incontrate nella caverna della “Repubblica”. La domanda retorica, ma ovvia, è chi può essere il nuovo filosofo interprete della realtà. La risposta di Fuksas non tarda ad arrivare, poiché la sua creatura è fronteggiata, in tutta la sua estensione, dai lavori di architetti quali: Nouvel, Sejima e Nishizawa, Kuma, Watanabe, Ban, MVRDV, Acconci, Venturi e Scott Brown e altri nomi di spicco dell’architettura mondiale.

Zigzagando tra lo schermo, polo di attrazione, prorompente richiamo sonoro sincronizzato con le immagini, e gli spazi espositivi, occasione di riflessione e analisi, considerazioni e valutazioni permeavano il mio capo. Questa strana danza-percorso iniziatica mi guidava e permetteva di associare quello che le mie pupille percepivano in 2001: Odissea nello spazio, forse ancora suggestionato dalla visione cinematografica del film nel seminario organizzato da Cinemavvenire su Kubrick. Trovavo calzante il paragone tra il monolito nero, con la sua fin troppo discussa valenza simbolica, e il muro Fuksasiano. I due oggetti si pongono in perfetto rapporto antitetico, forse per la lampante diversità di intenti, ma raccolgono “in nuce” la medesima forza d’impatto e scintilla primigenia, quella a favore di una nuova vita.

Nello specifico dello schermo, questo pensiero si espleta attraverso il caos-complessità di una città globale e megalitica che mostra, ai futuri progettisti, la traiettoria per una nuova evoluzione, insomma una speranzosa rinascita. Il mio ardito paragone cinematografico è nato in realtà dalla promessa di Fuksas di concepire una Mostra fortemente percettiva e sensoriale. Più volte e in più occasioni il Direttore ha affermato che sarebbe stata una biennale costituita da una forte componente visiva e multimediale (non a caso vi si poteva partecipare, contribuendo con il proprio apporto, attraverso la rete). Ciò che era stato previsto e sperato si è compiuto sotto gli occhi dei visitatori: fotomontaggi, modelli architettonici e 3D, video installazioni, racconti filmici etc. La Mostra internazionale di architettura è questo e molto altro, altre proposte e provocazioni architettoniche moderne si susseguono negli spazi dell’Artiglieria e all’aperto (cantieri del Gaggiandre). Il visitatore, attento e non, è così posto in uno stato di giocoso smarrimento dettato dai continui stimoli sensoriali (in particolare visivi e sonori).


 

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