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Mercoledì 19 Dicembre 2001 13:00

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Corti a Torino

Una finestra sul cinema corto come sempre stimolante quella che il Torino Film Festival ha offerto nel Concorso Internazionale.

Una finestra sul cinema breve come sempre stimolante, quella che il Torino Film Festival ha offerto nel Concorso Internazionale. A vincere la competizione è stato Un oiseau dans le plafond di Céline Macherel, trentenne autrice di documentari, corti e film d’animazione: la storia di Edmond, un uccello che vive dentro un orologio a cucù e conduce una vita grama, ligio al suo dovere di scandire lo scorrere del tempo con stridule grida, ha convinto la giuria ufficiale più del belga Muno, che ha ottenuto la menzione speciale della giuria. Ma se il lavoro della svizzera Macherel, pur gradevole e brillante, risente del limite di funzionare sulla base di un’ideuzza (fare della vita di un cucù una metafora dell’esistenza umana), il corto di Lanners mette all’opera uno sguardo sulla realtà ben più acuto e maturo. A Muno, paese di provincia del sud del Belgio, un giovane africano viene picchiato e finisce in ospedale. Un caso di razzismo? Il giovane Rapael, che lavora in una radio locale, indaga… Il corto di Lanners convince per la sua capacità di muoversi su due livelli, negando esplicitamente quello che implicitamente afferma: a Muno, paesino di una provincia belga sonnolenta e borghese come tante altre provincie d’Europa e del mondo, non c’è razzismo: nessuno aggredirebbe per la strada un nero per il solo fatto che si tratta di un nero. In compenso ci sono quel torpore, quell’indifferenza, quella grettezza e quel disinteresse degli uni verso gli altri che rappresentano il terreno di coltura per qualsiasi intolleranza. Lanners fotografa la campagna belga con uno splendido bianco e nero, racconta il grigiore e la meschinità senza retorica, e convince.
Più deboli altri lavori "impegnati", come Einspruch II di Rolando Colla o Bucuresti-Wien 8:15 di Catalin Mitulescu, mentre il tentativo di mettere in scena una "parabola" che parli della condizione umana dentro una metafora più o meno trasparente riesce alla Macherel, ma non al Daniele Gaglianone di Blocco 101, né al brasiliano Philippe Barcinski di Palindromo.
Complessivamente di miglior qualità sono i lavori in cui, lasciate da parte le aspirazioni metaforiche, viene messa in scena una storia, piccola o grande che sia: è il caso di Le pain di Hiam Abbass, che racconta con grande controllo l’irruzione del dramma in un sereno scenario bucolico, o di Onnenpeli 2001 di Aleksi Salmenpera, in cui una crociera in ferry-boat per cuori solitari diventa il pretesto per raccontare quattro solitudini, o - infine - di Helicopter. In quest’ultimo film, già presentato (con successo) al Sundance Film festival, il regista Ari Gold narra la perdita della madre Melissa, l’ultima compagna del produttore musicale Bill Graham. Il film di Gold mescola l’animazione al live action, ricostruisce alcune sequenze utilizzando modellini naif e mette in scena il dolore della perdita con pudore e delicatezza.
Der Braune Faden di Volker Elas (la storia di un berretto di lana che cambia la vita di tre persone) O inventario de Natal di Miguel Gomes (una pagina di diario intimo sul filo del ricordo) e Lollipops (un piccolo apologo su come la vita sia fatta di scelte), completano il quadro dei lavori da menzionare di un concorso nel complesso di buon livello.